Un secolo di vita vissuto intensamente, attraversando a testa alta le pagine più drammatiche, complesse e significative del Novecento italiano. Lo scorso 6 luglio 2026, Arialdo Catenazzi ha tagliato lo straordinario traguardo dei 100 anni. Un compleanno speciale che rappresenta una festa non solo per lui e per i suoi cari, ma per l'intera comunità di Verbania, di cui custodisce e tramanda una memoria storica di inestimabile valore.
Nato nel 1926 a Zoagli, in Liguria, si trasferì da ragazzo sul Lago Maggiore con la famiglia. Il padre acquistò una pensione di quattro piani in città, che divenne la loro casa e, al contempo, un punto di riferimento per i turisti d'estate e per studenti e impiegati durante i mesi invernali. Dopo aver frequentato il collegio San Luigi, Arialdo si diplomò come perito all'Istituto Cobianchi. "La mia generazione è cresciuta nel fascismo – racconta – A scuola tutto l'insegnamento era impostato su quell'ideologia e non esistevano libri che presentassero punti di vista diversi".
Ben presto, però, arrivò il momento delle scelte decisive. Arialdo decise di schierarsi e di prendere parte attiva alla Resistenza vigezzina e verbana. Insieme a un gruppo di amici fidati – Gianni Maierna, Carmine Franco e Gastone Lubati – diede vita a Radio Intra Libera. Una radio clandestina che, pur rimanendo attiva per pochi mesi, divenne la voce libera della Resistenza sul territorio, scardinando il monopolio dell'informazione di regime. In montagna il suo nome di battaglia era "Il Gatto", mentre per le missioni in pianura era semplicemente "Ari". Tra i suoi ricordi più vividi c'è Palazzo Flaim, che all'epoca era il quartier generale dei fascisti locali.
La sua è stata anche una vita ricca di affetti. Sposatosi a 27 anni, ha avuto tre figli (Francesco, Federico e Stefano) e, dopo la dolorosa perdita della moglie, si è risposato accogliendo in famiglia la figlia Cinzia. Per anni ha ricoperto la carica di presidente della sezione locale dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), pur mantenendo sempre un profilo intellettualmente indipendente e apolitico: "Quando militavo nel Partito Comunista mi resi conto che certi meccanismi mi ricordavano il fascismo. Da allora ho scelto di non appartenere più a nessun partito. Ognuno ha le proprie idee e credo che il rispetto reciproco sia fondamentale".
Oggi Arialdo Catenazzi risiede presso il Ricovero Müller di Verbania, circondato dall'affetto di figli e nipoti. Non ha perso la sua straordinaria lucidità, il suo spirito critico e, soprattutto, la voglia di dialogare con le nuove generazioni per trasmettere loro l'importanza della libertà e della tolleranza. Perché la sua storia dimostra che la memoria non è un semplice archivio del passato, ma la bussola più preziosa per orientare il cammino verso il futuro.















