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Attualità | 14 luglio 2026, 17:05

Borghi lancia l'allarme: "L'emergenza anziani è la vera bomba sociale del Piemonte"

Il senatore ossolano denuncia liste d'attesa sempre più lunghe per le Rsa, costi insostenibili per le famiglie e chiede una profonda riforma del sistema di assistenza alla terza età

Borghi lancia l'allarme: "L'emergenza anziani è la vera bomba sociale del Piemonte"

L’emergenza anziani nel territorio piemontese, le lunghe liste di attesa per trovare spazio in una Casa di Riposo e l’esigenza di riformare il sistema di assistenza alla terza età sono stati i temi trattati dal senatore Enrico Borghi, nella sua consueta rubrica sui settimanali della Stampa Diocesana Novarese.

“C'è una emergenza silenziosa, nei nostri territori -scrive Borghi- Sta serpeggiando dentro le nostre comunità, e rischia di esplodere se la politica, le istituzioni, la società non avrà coscienza di questo aspetto e non metterà in campo rapidamente risposte innovative  in grado di governare il fenomeno.

E' l'emergenza anziani. Lo squilibrio demografico che ha colpito l'Italia, unito ad un sistema di assistenza in affanno perchè costruito su una dinamica completamente differente e su una società e livelli istituzionali rispondenti ad un'epoca ormai tramontata, sta mettendo in discussione tutto l'impianto su cui si regge il "welfare" della terza età.

Del resto, l'Italia è uno dei paesi più vecchi al mondo: il calo delle nascite e l'aumento dell'aspettativa di vita hanno creato una società in cui gli over 65 anni rappresentano una fetta enorme della popolazione, ma spesso priva della necessaria rete di supporto.”

“L'emergenza anziani -prosegue il parlamentare ossolano- è fatta di alcune questioni generali, e di alcuni numeri particolari. Le prime sono riassumibili in fretta: invecchiamento demografico, carenza di personale nelle strutture specializzate e nell'assistenza domiciliare, sovraccarico delle famiglie, solitudine e isolamento degli anziani laddove manca una rete sociale con conseguente rapido declino psicofisico e cognitivo. I secondi, riferiti al Piemonte, devono farci scattare il campanello d'allarme: le persone che nella nostra Regione si sono sottoposte a un esame della Unità valutativa geriatrica delle ASL, e che non hanno ricevuto la convenzione (cioè il pagamento della metà della retta totale delle Case di Riposo presso le quali vengono ricoverati) sono passate da 8.592 di inizio 2025 ad 11.6161 del 31 dicembre 2025. Tradotto: 11 mila piemontesi sono in "lista di attesa" per entrare in una delle 600 RSA piemontesi o nelle otre 700 Residenze assistite o Residenze assistite alberghiere.

In realtà , in base alla legge nazionale sui "livelli essenziali di assistenza" (i famosi LEA) queste liste di attesa non dovrebbero neppure esistere, perchè il servizio sanitario dovrebbe automaticamente pagare il 50% della spesa RSA, esattamente come paga per intero il ricovero ospedaliero o la riabilitazione. Ma questo non avviene. Perchè le convenzioni sono molto meno dei posti letto. E quindi più della metà dei ricoverati paga la retta interamente di tasca propria, con oneri a carico delle famiglie molto impegnativi e in molti casi proibitivi (si parla di qualcosa come 3.000 euro al mese mediamente di retta). “

La conclusione del vicepresidente nazionale di Italia Viva richiama a una necessità di riforma del settore:” A ciò si aggiunge -scrive- la complicazione delle strutture, che sono alle prese con anziani sempre più gravi, e quindi necessitanti di prestazioni mediche e assistenziali più onerose, a cui si aggiungono rincari energetici, oneri amministrativi, difficoltà di reperimento del personale.

E anche il fatto, tipico delle nostre latitudini, che tali strutture sono spesso di proprietà e in gestione a piccoli comuni, perchè figli della generosità e dei lasciti di chi ha avuto sensibilità e filantropia in passato, che non riescono più con le loro esigue capacità finanziarie a far fronte alle necessità di investimento e di gestione.

Si pone un chiaro problema di sostenibilità del welfare piemontese. E alle viste non si intravede nessun ripensamento, nessuna riforma, nessuna capacità innovativa di ammodernamento della rete, del potenziamento del sistema, della capacità di intravedere un modello assistenziale che non sia il "confinamento" dell'anziano dentro strutture pensate quando gli anziani erano una minoranza della popolazione e della società. E' una emergenza silenziosa, dunque. Ma c'è. E dobbiamo affrontarla. “

Redazione

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