Cara Piemontesi, grazie per la consueta lezione di "bon ton" istituzionale. Fa sempre piacere ricevere prediche sull'inclusività da chi ha trasformato il Consiglio Comunale in un monologo, dove la parola "condivisione" con le minoranze è stata rimossa dal dizionario della maggioranza sin dal primo giorno.
Lasciare l'aula è stato un atto dovuto in risposta all'ennesimo rifiuto di essere inclusivi e rispettosi verso una figura politica che ha svolto un ruolo importante nelle istituzioni pubbliche. Se il PD cercava il dialogo, ha scelto il modo peggiore per dimostrarlo.Non era intenzione della minoranza criticare la commissione, ma le sue parole ci impongono di precisare la realtà dei fatti.
La vera perla del suo comunicato è il richiamo alle persone con disabilità o alle difficoltà economiche per attaccare la nostra scelta. Peccato che il regolamento della nuova "Consulta Comunale per le Pari Opportunità di Genere" si limiti solo ad accennare a tutto questo.
A giudicare dai numeri, l'inclusività di questa maggioranza è decisamente a senso unico. Abbiamo fatto un piccolo esercizio di aritmetica sul testo: le parole "genere" o "gender" (usata in inglese forse per dare un tono internazionale a un testo tutto locale) appaiono oltre 30 volte. E il riferimento ai disabili? Appare esattamente UNA volta in otto pagine di regolamento. Non compare tra le finalità principali, ma è semi nascosta in un elenco di altre categorie verso la fine del documento. Viene quindi da chiedersi: ma il regolamento approvato, il capogruppo del PD lo ha letto o si è fermata alla copertina? Di cosa stiamo parlando, allora? Piemontesi sventola la bandiera dei disabili e dei fragili per difendere un organismo che, fin dal nome e dalle finalità, è totalmente focalizzato sulla teoria del genere e sul "gender gap".
La verità è semplice: il Partito Democratico usa i problemi reali della gente come scudo per far passare le solite ossessioni ideologiche care alla Sinistra. Se l'obiettivo fosse stato davvero aiutare chi soffre per motivi economici, etnici o fisici, la maggioranza avrebbe presentato un regolamento più ampio e concreto, non un trattato di sociologia progressista.
La prossima volta, prima di fare la morale in aula, provate a leggere i documenti che votate. Magari scoprirete che tra il mondo del "gender" e la realtà quotidiana dei cittadini di Omegna c'è un abisso che non riuscirete a colmare con qualche comunicato sdegnato.
Mattia Corbetta
Stefano Strada
Giampaolo Valente














