Caio Mussolini ha aperto la presentazione di “Mussolini e il Fascismo. L’altra storia” con un ringraziamento alla Società operaia di mutuo soccorso “per l’ospitalità. Molti sindaci si sono tirati indietro su pressione dei soliti che credono di sapere tutto. Mi accusano di revisionismo ma la storia è revisionismo”.
L’evento, per la presentazione del volume su invito dell’associazione “Cultura & Tradizione”, è stato accompagnato da una sua ulteriore riflessione sull’ostracismo ricevuto: “Il mio cognome, anche a 80 anni di distanza, è d’ostacolo”.
Già dall’incipit dell’intervento, Caio Mussolini ha delineato la sua interpretazione storica: “Qui da voi c’è stata la Conferenza di Stresa. Ma quanti ricordano che, in quell’occasione, fu Mussolini a mettere in guardia dall’espansionismo tedesco? Preoccupazione che non impedì la sottoscrizione del patto anglo-tedesco che consentì alla Germania di riarmarsi. Pensiamo a quanto erano lungimiranti gli inglesi”.
Il fascismo, secondo l’autore, vive oggi un paradosso: “Più ce ne allontaniamo, più si parla di fascismo. È diventato come il Sarchiapone del famoso sketch di Walter Chiari. Tutti parlano di fascismo ma nessuno sa cosa sia stato”. Nel suo intervento ha citato anche alcune figure del periodo come Carlo Alberto Virgilio, Giovanni Gentile, Alfredo Rocco e Giuseppe Bottai, sostenendo che siano oggi poco ricordate, pur avendo contribuito a importanti codici e norme ancora in vigore.
Sul piano storico e sociale, Caio Mussolini ha rivendicato al fascismo il merito di alcune riforme, tra cui l’avvio dello stato sociale con l’Inps e alcune forme di emancipazione femminile “tramite le associazioni femminili e la pratica sportiva”.
Riguardo alla violenza politica del primo dopoguerra, ha sostenuto che la violenza fascista del 1920 fu “la reazione a quella dei socialisti e degli anarchici”, richiamando anche il contesto della rivoluzione russa del 1917.
Sulla marcia su Roma, ha affermato: “In realtà non ci fu, i fascisti aspettarono l’autorizzazione del re, Roma era presidiata dall’esercito. Mussolini fu nominato dalla Camera a larga maggioranza”. A ciò ha aggiunto una critica allo Stato sabaudo, definito “non democratico”, con il Senato nominato dal re.
Non sono mancati riferimenti a figure dell’antifascismo e del periodo storico: Giacomo Matteotti, definito “un cadavere gettato tra i piedi di Mussolini”; Giovanni Amendola, la cui morte sarebbe attribuita a cause naturali secondo la sua ricostruzione; e Antonio Gramsci, descritto come “morto da uomo libero, in clinica, dove gli fu consentito di approfondire i suoi studi”.
Sulle condanne del Ventennio, ha dichiarato: “Sapete quante furono le condanne comminate nell’arco del ventennio? 41, ma ne furono eseguite solo 30, mentre nella guerra civile le esecuzioni furono migliaia”.
Infine, sul mancato confronto pubblico con storici e giornalisti, ha affermato: “Avrei voluto confrontarmi con Cazzullo, a proposito del suo ‘Mussolini capobanda’, ma ho potuto farlo solo su Facebook. Sono disponibile al confronto ma, sarà per il cognome che porto, non è stato possibile”.
“Mussolini e il fascismo. L’altra storia” è il primo volume di una trilogia: il secondo, già pubblicato, è dedicato a “L’impero, gli ebrei, la guerra”. Il terzo, attualmente in lavorazione, tratterà del periodo 1943-1945, definito dall’autore come “guerra civile”.















