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Sanità | 17 luglio 2026, 11:45

Chiusura del Punto Nascite, Fials: "Servono trasparenza, programmazione e garanzie per cittadini e personale"

Il sindacato una migliore gestione della riorganizzazione e richiama l'attenzione sulle criticità del territorio e sulla carenza di pediatri al Dea di Domodossola

Chiusura del Punto Nascite, Fials: "Servono trasparenza, programmazione e garanzie per cittadini e personale"

Anche il sindacato Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) interviene sul tema della chiusura - avvenuta in anticipo rispetto a quanto annunciato dalla regione - del Punto Nascite all’ospedale San Biagio di Domodossola. Di seguito la nota.

“Come organizzazione sindacale abbiamo partecipato con senso di responsabilità al confronto promosso dall’Asl Vco sulla riorganizzazione della rete ostetrico-ginecologica. Abbiamo ascoltato con attenzione le motivazioni illustrate dall’azienda e siamo pienamente consapevoli della complessità delle scelte che oggi la sanità pubblica è chiamata ad affrontare. Nessuno mette in discussione un principio fondamentale: la sicurezza delle mamme e dei neonati deve rappresentare la priorità assoluta. È un valore che condividiamo pienamente. Proprio per questo riteniamo che decisioni di tale portata debbano essere accompagnate dalla massima trasparenza, da un'istruttoria completa e dalla possibilità, per cittadini, lavoratori e istituzioni, di conoscere gli elementi tecnici che hanno portato a una scelta così rilevante.

Durante il confronto sindacale sono stati illustrati dati e valutazioni che, a nostro avviso, avrebbero meritato un ulteriore approfondimento. La nostra non vuole essere una critica nei confronti dell’Asl Vco, ma una richiesta di chiarezza. Riteniamo che sia un diritto della comunità conoscere gli studi che hanno supportato la decisione di centralizzare definitivamente il Punto Nascita. Parliamo, ad esempio, delle analisi sui tempi reali di percorrenza dalle vallate ossolane verso Verbania, delle valutazioni sulle condizioni climatiche e sulla viabilità di un territorio montano, degli studi relativi all'impatto della riorganizzazione sul sistema dell'emergenza-urgenza, del progetto operativo che accompagnerà il nuovo modello organizzativo e del piano previsto per il personale coinvolto.

Accanto a questi aspetti desideriamo evidenziare anche una riflessione sul metodo con cui è stata gestita la fase conclusiva della riorganizzazione. Abbiamo raccolto le segnalazioni di diversi  professionisti direttamente coinvolti nel Punto Nascita – infermieri, ostetriche, medici e operatori socio-sanitari – che fino a poche ore prima della chiusura del servizio non conoscevano ancora quale sarebbe stata la loro destinazione lavorativa o il reparto di assegnazione. Comprendiamo che una riorganizzazione di questa portata richieda tempi rapidi e decisioni complesse, ma riteniamo che una programmazione ancora più puntuale e una comunicazione tempestiva con il personale avrebbero consentito di affrontare questo passaggio con maggiore serenità. I professionisti della sanità meritano di essere accompagnati nei cambiamenti organizzativi con informazioni chiare e nei tempi adeguati.

La nostra attenzione va inoltre ai colleghi del Dea e della sala operatoria di Domodossola, che dovranno confrontarsi con un nuovo assetto organizzativo, così come ai professionisti del presidio di Verbania, sui quali ricadrà inevitabilmente un maggiore carico assistenziale. La centralizzazione delle attività dovrà essere accompagnata da un adeguato rafforzamento dell'organizzazione e delle risorse umane, affinché il peso della riorganizzazione non ricada esclusivamente sugli operatori. Riteniamo inoltre opportuno richiamare l’attenzione su un'altra criticità che riguarda il nostro territorio: l'assenza del pediatra presso il Dea di Domodossola. Si tratta di una situazione che crea difficoltà sia ai professionisti sanitari, chiamati a gestire pazienti pediatrici senza poter contare sulla presenza dello specialista, sia alle famiglie, che spesso sono costrette a percorrere lunghi tragitti verso Verbania o Novara. È un tema che assume particolare rilevanza se si considera che il Dea di Domodossola registra mediamente circa 2.000 accessi pediatrici ogni anno. Il Verbano Cusio Ossola presenta caratteristiche uniche: un territorio montano, distanze importanti, collegamenti complessi e condizioni climatiche che non possono essere ignorate quando si pianifica l'organizzazione dei servizi sanitari. Anche queste peculiarità devono trovare spazio nelle valutazioni che accompagnano ogni scelta.

Come organizzazione sindacale rappresentiamo i lavoratori, ma sappiamo bene che i lavoratori della sanità sono, prima di tutto, professionisti al servizio dei cittadini. Per questo motivo il nostro impegno riguarda contemporaneamente la tutela del personale e il diritto della popolazione a poter contare su una sanità pubblica efficiente, sicura e realmente accessibile. La nostra non è una posizione ideologica né un "no" pregiudiziale. Chiediamo semplicemente che decisioni destinate a incidere sulla vita di migliaia di persone siano supportate da evidenze tecniche, da una programmazione organizzativa chiara e da un confronto realmente partecipato. Continueremo a collaborare con l’Asl Vco in modo costruttivo, avanzando osservazioni e proposte, perché riteniamo che il dialogo sia lo strumento migliore per migliorare i servizi. Allo stesso tempo continueremo a rappresentare con determinazione le istanze dei lavoratori e dei cittadini, chiedendo tutte le garanzie necessarie affinché nessuna famiglia dell'Ossola, nessun professionista e nessun paziente si sentano meno tutelati a seguito di questa riorganizzazione. La sanità pubblica è un patrimonio di tutti. Tutelarla significa lavorare insieme, con responsabilità, trasparenza e rispetto dei ruoli, affinché ogni scelta possa rafforzare la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario”.

Comunicato Stampa

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