Nei comunicati che il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle Vco ha diffuso nei mesi scorsi — a partire dalle perplessità già espresse sulla trasformazione della gestione di Villa Taranto in Fondazione — abbiamo seguito passo dopo passo la stessa vicenda, osservandola da angolazioni diverse ma convergenti. Oggi, a seguito della trasformazione ufficiale della Fondazione Giardini Botanici Villa Taranto "Cap. Neil McEacharn", quei fili si intrecciano definitivamente, e riteniamo doveroso chiamare le cose con il loro nome. Lo avevamo già scritto a marzo, quando ancora si parlava di un semplice ingresso statutario: L6A4 Srl non è un socio qualunque. È l'azionista di maggioranza assoluta di Kaleon S.p.A. — con una quota che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, ha superato il 68-70% — la società che, quotata a dicembre 2025 su Euronext Growth Milan e Paris, persegue dichiaratamente un modello "asset light": gestire e valorizzare patrimoni immobiliari di pregio senza acquisirne la proprietà diretta. È esattamente il modello che, mese dopo mese, si sta realizzando sotto i nostri occhi: prima l'ingresso in Fondazione, poi Vogogna, e prima ancora Isola Bella, Isola Madre, Rocca di Angera, Parco Pallavicino, il Mottarone, i Castelli di Cannero. Una Fondazione di partecipazione non è, in sé, un problema. Potrebbe essere lo strumento più moderno ed efficace per aprire davvero la gestione di Villa Taranto alla città, alle scuole, alle associazioni, ai cittadini.
Il problema non è la forma, ma la sostanza: chi vi entra, con quali poteri, e a quali condizioni. L6A4 Srl, riconducibile alla famiglia Borromeo, entra come socio fondatore della Fondazione Giardini Botanici di Villa Taranto proprio nelle stesse settimane in cui Kaleon S.p.A. — controllata dalla medesima famiglia — si aggiudica la gestione del Castello di Vogogna e consolida un perimetro che comprende già Isola Bella, Isola Madre, Rocca di Angera, Parco Pallavicino, i 500 ettari del Mottarone e i Castelli di Cannero. Non stiamo parlando di due episodi scollegati, ma di un'unica strategia di espansione che si serve, di volta in volta, dello strumento più comodo disponibile: dove serve una concessione, la concessione; dove serve un posto in una governance pubblica, il posto in una governance pubblica. È qui che si gioca la partita vera. Un socio fondatore di una Fondazione partecipa, per definizione, alle decisioni: indirizzi strategici, bilanci, nomine, accordi futuri. Non si tratta di affidare un servizio di ristorazione o di biglietteria, come già avviene altrove nel modello Kaleon, ma di sedersi al tavolo dove si decide il destino di un bene pubblico riconosciuto di interesse nazionale. Se la governance della Fondazione non blinda con chiarezza la maggioranza e il controllo pubblico, il rischio concreto è che una forma pensata per condividere il potere con la comunità diventi, di fatto, il canale più rapido e meno trasparente per consegnarlo a chi controlla già la quasi totalità dell'offerta culturale e paesaggistica del Vco.
Non è nemmeno necessario ipotizzare scenari futuri: basta leggere lo statuto della Fondazione, già segnalato nel nostro comunicato di marzo. L'articolo 3, alla lettera e, prevede che la Fondazione possa "costituire e partecipare a enti, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica, profit e non profit", purché le loro attività siano compatibili con le finalità della Fondazione stessa. È una clausola che, pur in un ente formalmente no profit, apre la porta a partecipazioni societarie orientate al profitto. È qui, prima ancora che nei singoli affidamenti, che si gioca la tenuta della natura pubblica del bene: una norma statutaria scritta in modo così ampio consente, in teoria, che la Fondazione diventi socia di soggetti a scopo di lucro riconducibili agli stessi soci fondatori privati che siedono nel suo consiglio. A rendere il quadro ancora più delicato è la posizione istituzionale di Giandomenico Albertella, che riveste contemporaneamente il ruolo di sindaco di Verbania, di presidente della provincia del Vco e di presidente del consiglio di indirizzo della Fondazione Villa Taranto, proprio nel momento in cui in quest'ultima entra come socio fondatore un soggetto riconducibile alla stessa famiglia che, attraverso Kaleon, ottiene in gestione nuovi beni pubblici sul territorio. Non mettiamo in discussione la buona fede delle persone coinvolte: mettiamo in discussione la tenuta del sistema, quando la stessa figura si trova, in ruoli diversi, a decidere su bandi, concessioni e assetti che coinvolgono il medesimo interlocutore privato.
Per queste ragioni, il Gruppo Territoriale Movimento 5 Stelle del V.C.O. chiede:
- la pubblicazione integrale dello statuto della Fondazione Villa Taranto e di ogni eventuale patto parasociale tra i soci fondatori;
- un’audizione pubblica in consiglio comunale, aperta alla cittadinanza, con la partecipazione di tutti i soci fondatori, incluso L6A4 Srl;
- una maggioranza pubblica statutariamente blindata e non modificabile negli organi di indirizzo e gestione della Fondazione;
- l'obbligo di procedure di gara trasparenti per ogni futura concessione o affidamento relativo ai beni gestiti dalla Fondazione, evitando scorciatoie in house prive dei requisiti sostanziali;
- una modifica dell'articolo 3, lettera e, dello statuto, che escluda esplicitamente la possibilità per la Fondazione di partecipare a enti o società a scopo di lucro riconducibili, direttamente o indirettamente, ai propri soci fondatori privati;
- dichiarazioni pubbliche e formali di conflitto d'interesse, con astensione nei singoli atti, da parte di chi ricopre più ruoli istituzionali coinvolti nella medesima vicenda.
Ribadiamo quindi che la bellezza di Villa Taranto non è una merce da vendere, e oggi aggiungiamo che non è nemmeno una governance da regalare. Va detto con altrettanta chiarezza che non tutto, in questi mesi, è andato nella direzione sbagliata: il nuovo piano tariffario, con la gratuità estesa ai residenti dell'intera provincia e l'abbonamento a "prezzo sociale", va nella direzione giusta e va riconosciuto come tale. Ma proprio perché quella strada esiste ed è percorribile, chiediamo che sia la stessa logica — apertura, accessibilità, centralità della comunità — a guidare anche la governance, e non soltanto la biglietteria. Una Fondazione nata per custodire un patrimonio collettivo deve restare, nei fatti e non solo nel nome, uno strumento della comunità. Verbania e il Vco hanno il diritto di sapere, prima che ogni cosa diventi irreversibile, se il futuro dei propri giardini, parchi e castelli sarà scritto insieme ai cittadini o deciso altrove, ancora una volta, senza di loro.
Il gruppo territoriale Movimento 5 Stelle Vco non si limita a denunciare i rischi di un accentramento della gestione di Villa Taranto in poche mani private. Rilancia una visione più ampia: che lo spirito del giardino, nato dal sogno del capitano McEacharn quasi un secolo fa, non resti confinato dentro i cancelli, ma diventi patrimonio diffuso di tutta la città. La proposta centrale è di applicare a Verbania la regola del "3-30-300" del silvicoltore Cecil Konijnendijk: tre alberi visibili da ogni finestra, il 30% di copertura arborea in ogni quartiere, un parco raggiungibile entro 300 metri da casa. Su questa base il gruppo propone un piano concreto, tra cui un censimento del verde urbano, centinaia di micro-giardini nei quartieri periferici realizzati con vivaisti, studenti e associazioni, e due grandi interventi pubblici rimasti promesse dal 1999: un giardino umido alla foce del San Bernardino, capace di assorbire le piene e mitigare il caldo estivo, e la pedonalizzazione dell'area di Madonna di Campagna con giardini autosufficienti che trasformano scarti verdi in compost ed energia. Per evitare che tutto resti sulla carta, si propone di sottrarre queste scelte alle logiche politiche di breve termine, affidandole a un comitato tecnico-scientifico indipendente (climatologi, botanici, ingegneri), e di blindare il percorso con regole stabili: delibere comunali che riconoscano i parchi come opere di interesse pubblico, una Fondazione realmente aperta alla cittadinanza con una consulta di scuole, residenti e commercianti, e strumenti di autofinanziamento come la vendita di compost e i crediti di carbonio locali. Le idee ci sono: basta ascoltarle e perseguirle. Il messaggio conclusivo è che custodire un patrimonio non basta: la vera sfida è moltiplicarlo, portando il modello di Villa Taranto in ogni via, cortile e piazza di Verbania, perché la cura del verde diventi un diritto di comunità e non un privilegio per pochi.
Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle Vco














