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Cronaca | 14 giugno 2024, 14:26

Discarica abusiva di rifiuti pericolosi: sequestrati due siti produttivi a Verbania e Gravellona FOTO

L'impresa Petagine Antonio s.r.l. sotto indagine per lo stoccaggio di materiali pericolosi e per l'espansione abusiva dell'attività

Discarica abusiva di rifiuti pericolosi: sequestrati due siti produttivi a Verbania e Gravellona FOTO

Nella giornata di oggi, 14 giugno, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri Forestali ha eseguito il provvedimento di sequestro disposto dal Gip al Tribunale di Verbania. Sono stati posti sotto sequestro due siti produttivi dell’impresa Petagine Antonio s.r.l., per una superficie di circa quattro ettari. Il primo sito è ubicato nel comune di Gravellona Toce ed è utilizzato per lo stoccaggio di materiale lapideo. Il secondo si trova invece a cavallo tra i comuni di Gravellona e Verbania ed è destinato all’attività di recupero rifiuti più grande del Vco.

Il provvedimento da parte dell’Autorità Giudiziaria è stato adottato a seguito del monitoraggio dei siti da parte dei militari, posto in essere con l’ausilio di personale di Arpa Piemonte, ad esito del quale è stato accertato come venissero conferiti in impianto rifiuti classificabili alla stregua di terre e rocce da scavo e di terre e rocce da scavo contenenti elementi pericolosi, nonostante l’azienda non fosse autorizzata al relativo ricevimento. Nell’ambito delle indagini è emerso come l’ingresso in impianto dei carichi di rifiuti non ammissibili avvenisse modificando appositamente (in registri e formulari) la tipologia di rifiuti conferiti in maniera tale che corrispondessero ai codici identificativi delle macerie edili per i quali l’impresa risulta invece autorizzata all’accettazione. Tali ultimi rifiuti, tra l’altro, hanno un costo di smaltimento dimezzato rispetto alle terre e rocce da scavo e postulano un’attività di recupero molto più rapida e meno complessa.

L’impresa inoltre aveva espanso in maniera completamente abusiva la propria attività su terreni adiacenti al centro di recupero rifiuti ma ubicati in comune di Verbania e sottoposti a vincolo paesaggistico e destinazione d’uso agricola. Alcuni di questi terreni non erano nemmeno dell’azienda, bensì di proprietà di Autostrade per l’Italia s.p.a. Anche lo stoccaggio del materiale lapideo e da cava si era esteso su terreni privi di autorizzazione superando copiosamente i limiti massimi consentiti, pari a 6.000 metri cubi, e raggiungendo soglie pari a circa 90.000 metri cubi.

Per tali motivi gli uffici tecnici territorialmente competenti avevano imposto il ripristino dello stato dei luoghi con proprie ordinanze che non sono state ottemperate. L’attività di riciclo dei rifiuti lecitamente ammessi in impianto in aggiunta non veniva realmente eseguita ed il materiale per l’edilizia che sarebbe dovuto derivare dalle operazioni di recupero veniva rivenduto con prelievo diretto dai cumuli di rifiuti ed in assenza delle analisi chimiche di laboratorio previste dalla normativa di settore. Al riguardo le analisi del materiale effettuate a seguito di campionamenti eseguiti da personale di Arpa Piemonte hanno evidenziato la non conformità merceologica dei rifiuti sottoposti a procedura di recupero e venduti a terzi acquirenti poiché è stata rilevata la presenza di percentuali di solfati superiori al consentito. Le varie tipologie di rifiuti ammesse in impianto venivano poi illecitamente miscelate tra di loro senza differenziazione. All’interno dell’impianto di recupero rifiuti è stata in aggiunta individuata e posta sotto sequestro un’officina meccanica per autoveicoli abusiva con presenza di innumerevoli veicoli sottoposti ad operazioni illecite di smantellamento e rottamazione. Numerosi mezzi risultavano non bonificati ed in evidente stato di abbandono protrattosi da anni. I reati contestati all’azienda sono quelli di gestione di discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi e non pericolosi, violazione delle prescrizioni alla gestione di impianto di recupero rifiuti, realizzazione di impianto producente emissioni in atmosfera in assenza di autorizzazione, frode in commercio ed abuso edilizio/paesaggistico.

Al momento sono state individuate 28 imprese conferenti rifiuti non ammissibili in impianto o completamente prive di autorizzazione all’attività di trasporto rifiuti. Ai rappresentanti legali di tali aziende è stato contestato il reato di gestione illecita di rifiuti. Per la mancata redazione dei documenti di tracciabilità dei rifiuti sono state inoltre irrogate sanzioni amministrative per un importo pari a circa 230mila euro.

Comunicato Stampa Carabinieri

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