Alla vigilia degli ottant'anni dell’Eccidio di Fondotoce diventa sempre più stringente tramandare la memoria non solo dei 42 fucilati di Fondotoce, dei 17 di Baveno ma anche dei 100 mila partigiani, dei 200.000 internati che rifiutarono di combattere al fianco dei tedeschi dopo l’8 settembre, dei 500.000 operai che scioperarono dal ’43 al ’45. È grazie a loro se l’Italia non fu trattata dalle potenze vincitrici come la Germania e il Giappone, le cui Costituzioni furono scritte dai vincitori.
È stato questo il filo conduttore degli interventi al 79° anniversario dell’Eccidio di Fondotoce. Concetti ripetuti dal presidente dell’associazione Casa della Resistenza Gianfranco Fradelizio, dal vicepresidente della Provincia Rino Porini, dal sindaco Silvia Marchionini, dall’assessore di Baveno Emanuele Vitale, dall’oratore ufficiale il vicepresidente nazionale Anpi Carlo Ghezzi.
“La pace – ha ammonito Porini – può essere rimessa in discussione come ci sta insegnando quel che sta succedendo in Ucraina”. “Questo luogo – ha sottolineato Marchionini – ci trasmette un sentimento di commozione ma anche un senso di inadeguatezza perché quei fatti, a quasi 80 anni da quando sono accaduti, ci appaiono leggendari. Dobbiamo interrogarci: la loro morte in cambio di che? Di una società più giusta nella quale ci è toccato di vivere”. Vitale, ha ricordato la fucilazione dei 17 martiri di Baveno, avvenuta il 21, il giorno dopo l’eccidio di Fondotoce: “Ieri ci siamo mossi dal cippo sul lungolago che ricorda il loro sacrificio insieme ai componenti il Consiglio comunale dei ragazzi”.































