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Economia | 05 ottobre 2026, 11:02

Secondo pilastro, Unione Frontalieri Italiani chiede un confronto con Italia e Svizzera

Bisa: “Dal Ticino una prassi che si sta estendendo agli altri cantoni. È l'ennesimo fronte di una guerra economica pagata dai lavoratori”

Secondo pilastro, Unione Frontalieri Italiani chiede un confronto con Italia e Svizzera

L'Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (Ufis) porta davanti alle autorità italiane e svizzere una questione fiscale che, nata quasi silenziosamente nel Canton Ticino nel 2024, rischia oggi di trasformarsi in un problema generalizzato per i lavoratori ed ex lavoratori frontalieri residenti in Italia. L'associazione ha presentato due istanze parallele di chiarimento istituzionale e di accesso alla documentazione ufficiale: una al Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano e una alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali della Confederazione Svizzera. Al centro della vicenda c'è il rimborso dell'imposta alla fonte svizzera applicata alle prestazioni in capitale della previdenza professionale, il cosiddetto secondo pilastro o Lpp

Per anni la procedura seguita dai frontalieri residenti in Italia è stata sostanzialmente consolidata. Al momento della riscossione in capitale del secondo pilastro, veniva applicata in Svizzera un'imposta alla fonte, con un'aliquota variabile a seconda del Cantone competente e mediamente indicata attorno al 7%. Il contribuente residente in Italia assoggettava poi il capitale all'imposta sostitutiva italiana del 5% e, dimostrato l'assoggettamento fiscale in Italia, poteva richiedere il rimborso di quanto trattenuto alla fonte in Svizzera.

Nel 2024, però, il Canton Ticino cambia interpretazione. L'autorità fiscale ticinese inizia a considerare l'imposta sostitutiva italiana del 5% in maniera diversa rispetto alla prassi precedente e, sulla base di questa nuova lettura, inizia a respingere le richieste di rimborso dell'imposta alla fonte svizzera. Il cambiamento avviene senza una modifica della Convenzione Italia-Svizzera resa evidente ai contribuenti e senza che, secondo Ufis, venga percepita immediatamente dalla categoria la reale portata di ciò che sta accadendo. Ed è proprio questo uno degli aspetti sui quali Ufis oggi pretende chiarezza: che cosa è cambiato giuridicamente nel 2024? Chi ha stabilito questa nuova interpretazione? Attraverso quale atto? E sulla base di quale disposizione?

C'è infatti un elemento tecnico fondamentale senza il quale non si comprende la reale dimensione della vicenda. Per l'imposta alla fonte sul capitale del secondo pilastro non conta il Cantone nel quale il frontaliere presta la propria attività lavorativa. Conta il Cantone nel quale ha sede la sua cassa pensione. Un lavoratore può quindi aver prestato servizio per tutta la propria carriera in Canton Ticino, ma essere assicurato presso una cassa pensione con sede, ad esempio, a Zurigo, Berna, Basilea o in un altro Cantone svizzero. Per questo motivo, quando nel 2024 la nuova interpretazione viene applicata in Ticino, il problema resta inizialmente circoscritto soprattutto ai frontalieri le cui casse pensione hanno sede nel Cantone. Molti altri lavoratori, pur lavorando in Ticino, continuano infatti ad avere come riferimento fiscale per il proprio capitale LPP un altro Cantone.

È anche per questa ragione che la portata del cambiamento rimane inizialmente sottotraccia. Negli ultimi tempi, però, lo scenario è cambiato. Anche altri Cantoni stanno progressivamente adottando la medesima impostazione e stanno negando il rimborso ai contribuenti residenti in Italia assoggettati all'imposta sostitutiva italiana del 5%. Ed è a questo punto che, secondo Ufis, il caso esplode e cessa definitivamente di essere una questione ticinese. Se la stessa interpretazione viene applicata anche dai Cantoni nei quali hanno sede le altre casse pensione svizzere, infatti, il problema si estende potenzialmente all'intera platea dei frontalieri italiani titolari di prestazioni Lpp in capitale, indipendentemente dal Cantone nel quale abbiano materialmente lavorato.

"È questo il punto che deve essere compreso - dichiara il presidente Ufis Cristian Bisa -. Nel 2024 il Canton Ticino ha iniziato ad applicare una diversa interpretazione e a negare rimborsi che prima venivano riconosciuti. Inizialmente la questione poteva apparire circoscritta, perché per il secondo pilastro non conta dove il frontaliere lavora, ma dove ha sede la sua cassa pensione. Ora che anche gli altri Cantoni stanno progressivamente adottando la stessa impostazione, quello che sembrava un problema locale mostra la sua vera dimensione: può diventare un problema per l'intera categoria dei frontalieri".

Ed è soprattutto il modo in cui questa situazione si è sviluppata a preoccupare Ufis: "Stiamo assistendo a un cambiamento avvenuto progressivamente e, dal punto di vista dei lavoratori, quasi in silenzio - prosegue Bisa -. Prima una determinata procedura portava al rimborso. Dal 2024 il Ticino cambia interpretazione. Successivamente la stessa linea comincia a essere seguita anche altrove. Ma nel frattempo il lavoratore continua a programmare il proprio futuro previdenziale senza sapere che le regole applicate al momento del rimborso stanno cambiando". Per Ufis la vicenda del secondo pilastro rappresenta qualcosa di più di una controversia tecnica. "Quando parliamo di guerra economica tra Italia e Svizzera parliamo proprio di situazioni come questa», afferma Bisa. «Non di uno scontro tra i cittadini dei due Paesi, ma di un conflitto fatto di fiscalità, interpretazioni, interessi economici e zone grigie normative nel quale, alla fine, chi subisce concretamente le conseguenze è sempre il lavoratore".

Ufis ribadisce così la linea sostenuta negli ultimi anni: le lacune, le fattispecie non disciplinate e le parti mancanti degli accordi bilaterali, soprattutto nel nuovo quadro dei rapporti fiscali entrato in vigore nel 2024, stanno lasciando troppo spazio a interpretazioni amministrative che possono produrre conseguenze economiche pesantissime per i frontalieri. "Prima il rimborso veniva riconosciuto. Poi il Ticino ha iniziato a interpretare diversamente la questione. Oggi altri Cantoni seguono la stessa strada -. continua Bisa -. A questo punto è legittimo chiedere: chi ha stabilito questa linea? Esiste un orientamento federale? È stata concordata tra i Cantoni? Italia e Svizzera ne hanno discusso? E soprattutto, se la normativa italiana era già esistente, che cosa è cambiato dal 2024 per giustificare il superamento della precedente prassi?".

È per rispondere a questi interrogativi che Ufis ha deciso di agire contemporaneamente sui due lati del confine. Alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali della Confederazione Svizzera, Ufis chiede di chiarire se la nuova prassi derivi da una modifica legislativa, da una modifica della Convenzione, da una decisione del Tribunale federale, da una direttiva dell'Amministrazione federale delle contribuzioni oppure da una nuova interpretazione amministrativa. E soprattutto chiede di stabilire se questa interpretazione sia stata elaborata dalla Confederazione, condivisa con i Cantoni oppure sia nata autonomamente a livello cantonale. Al Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano, invece, chiede di dichiarare ufficialmente se l'Italia condivida oppure contesti l'interpretazione delle autorità cantonali svizzere e se il mantenimento dell'imposta alla fonte svizzera insieme all'imposta sostitutiva italiana sia compatibile con le finalità della Convenzione contro le doppie imposizioni. A entrambe le autorità  chiede inoltre di conoscere e poter accedere alla documentazione esistente: comunicazioni ufficiali, pareri, direttive, interlocuzioni tra Italia e Svizzera ed eventuali procedure amichevoli.

"È paradossale - conclude Bisa - che mentre le amministrazioni si scambiano interpretazioni, il lavoratore debba scoprire soltanto al momento del pensionamento o del riscatto del proprio capitale che ciò che veniva rimborsato fino a ieri oggi potrebbe non esserlo più. La certezza del diritto non può dipendere dal Cantone nel quale casualmente ha sede una cassa pensione, né può cambiare silenziosamente senza che migliaia di lavoratori comprendano cosa stia accadendo. Questa guerra economica non può continuare a essere pagata dai frontalieri. Con le nostre due istanze chiediamo a Roma e Berna una cosa molto semplice: diteci chi ha deciso, quando lo ha deciso, sulla base di quale norma e attraverso quali atti. I lavoratori hanno diritto a regole chiare prima di prendere decisioni che riguardano i risparmi di una vita".

Comunicato Stampa Ufis

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