Il prelievo europeo sul gioco e sulle scommesse online continua a essere una delle ipotesi in discussione nel negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea, quello relativo al periodo 2028-2034. A tenerla in vita è la Presidenza di turno irlandese del Consiglio Ue, che sta lavorando a un nuovo pacchetto di "risorse proprie" da presentare prima del summit del 15 e 16 ottobre.
Il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, ha parlato di un pacchetto "ambizioso" e "sostanziale", precisando che al momento nessuna proposta viene esclusa dal tavolo. Tra queste rientrano le cinque fonti di entrata individuate dalla Commissione europea, quelle legate al sistema ETS, al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, alle accise sul tabacco, alle grandi imprese e ai rifiuti elettronici non raccolti, alle quali si aggiungono le tre proposte avanzate dal Parlamento europeo: un prelievo sui grandi operatori digitali, uno sulle criptoattività e, appunto, una tassa sul gioco online.
Proprio quest'ultima ipotesi non nasce oggi ma mette le radici in un dibattito che dura da oltre un anno: è stata portata infatti formalmente all'attenzione dell'Eurocamera il 20 maggio scorso, con un'iniziativa dedicata proprio al finanziamento delle priorità Ue attraverso una nuova risorsa proveniente dai servizi di scommesse e gioco a distanza. Da allora il dossier è rimasto aperto, nonostante a giugno fonti diplomatiche avessero segnalato l'assenza di un consenso tra i 27 Stati membri sulle tre proposte parlamentari, gambling incluso. Il fatto che la Presidenza irlandese la mantenga ancora tra le opzioni conferma che la misura non è stata accantonata, anche se la sua permanenza nel negoziato non implica affatto un accordo imminente: per introdurre nuove risorse proprie serve l'unanimità dei governi.
Il dossier si inserisce nel confronto più ampio sulla dimensione complessiva del bilancio Ue, la cui proposta iniziale della Commissione si attesta intorno a 2.000 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. Su questa cifra i Paesi si dividono: da un lato Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Austria chiedono tagli consistenti, dall'altro Italia, Spagna, Polonia, Ungheria e Portogallo insistono per salvaguardare agricoltura e politiche di coesione. In questo contesto le nuove risorse proprie sono viste come uno strumento per contenere l'aumento dei contributi versati direttamente dagli Stati ai bilanci nazionali. Sulla tassa Ue sul gioco online, però, il fronte del no è già consistente: Malta si è opposta fin dall'inizio e Italia, Spagna e Portogallo sarebbero su posizioni vicine.
A spingere sul tema è intervenuto anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, che il 17 settembre a Dublino ha definito "indispensabile" un pacchetto equilibrato di nuove entrate, chiedendo chiarezza al vertice di ottobre. Il suo sostegno resta però generale e non si traduce in un endorsement specifico alla tassa sul gambling, che rimane per ora una proposta del solo Parlamento europeo, tenuta in vita dalla disponibilità irlandese a non escluderla. Il nodo dovrà sciogliersi nelle prossime settimane: la Presidenza dovrà tradurre le consultazioni bilaterali con i governi in una nuova "negotiating box" da sottoporre ai leader dei 27. L’appuntamento è a metà ottobre, quando ripartiranno i negoziati sempre sotto la guida di Costa.








