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Politica | 06 agosto 2026, 17:14

Verbania, polemica sull'intitolazione del lungolago a Sergio Ramelli

Una nota di Volt critica l'amministrazione Albertella e richiama il precedente della scuola "Gino Strada": "La politica resta fuori dal Comune, tranne quando entra da destra"

Verbania, polemica sull'intitolazione del lungolago a Sergio Ramelli

Si accende il confronto politico a Verbania dopo la decisione di intitolare a Sergio Ramelli il tratto del lungolago di Intra compreso tra il vecchio imbarcadero e il parco Cavallotti.

In una nota diffusa nelle ultime ore dal gruppo Volt, viene contestata la coerenza dell'amministrazione guidata dal sindaco Giandomenico Albertella, ricordando come, dopo la vittoria elettorale del giugno 2024, il primo cittadino avesse rivendicato la natura civica della propria coalizione e la volontà di mettere "i progetti prima dei simboli e dei partiti".

Secondo gli autori dell'intervento, quella linea sarebbe stata progressivamente superata, prima con l'ingresso ufficiale di Fratelli d'Italia nella maggioranza e ora con la scelta di dedicare uno degli spazi più visibili della città a Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù morto nel 1975 dopo una violenta aggressione di matrice politica.

"La politica resta fuori dal Comune, purché entri dalla porta di destra", è la provocazione contenuta nella nota.

Il precedente dell'intitolazione a Gino Strada

Al centro della polemica viene richiamata anche la decisione assunta dalla Giunta nel luglio 2024 di revocare il precedente parere favorevole all'intitolazione della scuola media "Luigi Cadorna" a Gino Strada.

La proposta, avanzata dall'Istituto comprensivo di Pallanza, mirava a dedicare l'edificio scolastico al medico e fondatore di Emergency. L'amministrazione aveva motivato la scelta spiegando di ritenere più opportuno individuare un altro spazio pubblico maggiormente legato alla sua attività professionale e umanitaria.

Nella nota si riconosce che la delibera non aveva definito espressamente Gino Strada come una figura "divisiva", ma si evidenzia comunque la differenza tra le due decisioni.

"L'intitolazione della scuola a Gino Strada è stata fermata, mentre per Sergio Ramelli è stato scelto uno dei luoghi più visibili e rappresentativi della città", si legge nel documento.

Da qui la domanda rivolta all'amministrazione: "Gino Strada sarebbe stato divisivo, mentre Sergio Ramelli sarebbe unificante?".

La condanna della violenza contro Ramelli

Gli autori della nota precisano di non voler in alcun modo minimizzare la morte di Sergio Ramelli, aggredito nel 1975 e deceduto a soli 18 anni in seguito alle ferite riportate.

"Sergio Ramelli fu vittima di una brutale aggressione politica. Quella violenza deve essere condannata senza esitazioni e senza distinguere tra vittime di destra e vittime di sinistra", viene sottolineato.

La critica riguarda invece il significato politico e simbolico della scelta toponomastica. Secondo la nota, il rispetto dovuto a una vittima non renderebbe automaticamente neutra l'intitolazione di uno spazio pubblico a una figura fortemente legata alla memoria politica della destra italiana.

"Discutere la decisione non significa giustificare o minimizzare la violenza subita da Ramelli. Significa chiedere coerenza a chi governa la città", prosegue il documento.

Le provocazioni sulle future intitolazioni

Il comunicato utilizza anche l'ironia per contestare quella che viene definita una "singolare concezione dell'unità cittadina".

Vengono così ipotizzate, in maniera dichiaratamente provocatoria, future intitolazioni a figure come Giorgio Almirante, Pino Rauti, Junio Valerio Borghese e Rodolfo Graziani.

Gli stessi autori chiariscono che non si intende mettere sullo stesso piano biografie, vicende e responsabilità storiche differenti, ma evidenziare quello che considerano un criterio politico applicato in modo unilaterale.

"Una visione politica a senso unico"

La contestazione non riguarda la presenza della politica nell'attività amministrativa, considerata naturale e legittima, ma la pretesa di presentare come civiche e neutrali scelte che, secondo la nota, avrebbero invece una precisa connotazione culturale.

"Il problema nasce quando si pretende di essere estranei ai partiti, ai simboli e alle appartenenze mentre si compiono scelte culturali e identitarie chiaramente orientate in una sola direzione", sostengono gli autori.

La conclusione è che l'amministrazione applicherebbe due criteri differenti: le figure riconducibili alla memoria politica della destra verrebbero considerate condivise e unificanti, mentre quelle legate alla cultura umanitaria e pacifista sarebbero rinviate o giudicate meno adatte.

"Questo non significa tenere la politica fuori dal Comune", conclude la nota, "ma introdurre nella memoria pubblica cittadina una visione politica a senso unico, evitando però di chiamarla con il suo vero nome".

Redazione

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