Oltre 20 soci tra comuni e associazioni, più di 1.500.000 euro investiti sul territorio, oltre 150 artisti coinvolti, più di 100 opere in artoteca, oltre 20 mostre e pubblicazioni e più di 200 attività gratuite dedicate alle scuole: sono questi i numeri che raccontano, meglio di ogni definizione, il ventennio di Amo – Associazione Musei d’Ossola, realtà nata nel 2006 con l’obiettivo di mettere in rete il patrimonio museale delle valli ossolane.
Un progetto che, come sottolinea il presidente Paolo Lampugnani, “non nasce come somma di musei, ma come un sistema capace di dare voce e forza a realtà piccole ma fondamentali per l’identità del territorio. L’idea iniziale era costruire un immaginario edificio culturale, dove ogni museo fosse una stanza di un’unica grande casa dell’Ossola”.
Tutto prese forma nel settembre 2006, a seguito di uno studio di fattibilità commissionato dal Gal Azione Ossola. Da lì nacque Amo, sostenuta fin dall’inizio da una rete di enti pubblici e privati: “Il lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione dei soci e al sostegno continuo di istituzioni come Unioni dei Comuni, regione Piemonte, Parchi Naturali, Gal e Fondazione Comunitaria del Vco, che ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo dei progetti”, ricorda Lampugnani.
Nei primi anni l’associazione si struttura con una doppia governance, amministrativa e tecnico-scientifica, e avvia le prime azioni concrete: sito internet, segnaletica della rete museale e una guida dei musei dell’Ossola. “Era importante dare subito un’identità visibile alla rete - spiega il presidente - perché un sistema culturale esiste davvero solo quando diventa riconoscibile”.
Da quel momento Amo non si limita a coordinare, ma interviene direttamente nei processi di sviluppo museale. “Abbiamo seguito riallestimenti importanti come il Museo della Montagna di Macugnaga e il Museo Casa Forte di Formazza - racconta Lampugnani - e abbiamo contribuito alla nascita di nuove realtà come il Museo dei Latticini di Beura, il Museo della Milizia di Calasca e il Museo di Architettura Sacra di Crevoladossola. In molti casi siamo stati parte attiva anche nella ricerca dei finanziamenti”.
Accanto alla dimensione museale cresce quella della promozione e della ricerca. La collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale porta alla nascita del Festival dell’Immateriale e a una serie di convegni e attività di studio. Parallelamente si sviluppa un’intensa attività editoriale, dalle guide ai musei fino al censimento dell’architettura tradizionale realizzato con l’associazione Canova. “Abbiamo costruito strumenti che restano nel tempo, non solo eventi”, sottolinea Lampugnani.
Negli ultimi anni Amo ha investito anche sull’innovazione digitale con l’app AppRodi Museali e ha rafforzato la propria presenza nei progetti europei Interreg, in particolare con il Festival dell’Illustrazione ospitato al Collegio Rosmini. “È stato un passaggio importante - afferma il presidente - perché ha permesso di aprire i musei al linguaggio contemporaneo e a pubblici nuovi”.
Grande successo hanno avuto anche le mostre outdoor, realizzate in Ossola e replicate fuori territorio, fino al Vallese, in Trentino e in Lombardia. Da queste esperienze è nata la prima artoteca piemontese, un progetto che, nelle parole di Lampugnani, “porta l’arte contemporanea fuori dai musei e la rende parte della vita quotidiana delle persone”.
Guardando ai vent’anni trascorsi, il bilancio è quello di una rete stabile e in continua evoluzione, costruita attraverso numeri ma soprattutto attraverso relazioni e progetti condivisi. “Amo oggi è un sistema vivo - conclude Lampugnani - che ha dimostrato come la cultura, quando è organizzata e connessa, può diventare uno strumento concreto di crescita per un territorio intero”.
Un percorso che non si ferma qui: il ventennale sarà celebrato con nuove mostre, collaborazioni e iniziative diffuse, a conferma di un’idea di cultura che continua a evolversi insieme al territorio che rappresenta.











