Voto contrario della maggioranza, esclusi i favorevoli Massimo Guaschino e Piermario Boso, e di Alessandra Chiodoni che si è astenuta, favorevoli Marchionini per Rabaini, Pd e Verbania si prende cura, astenuti Fdi e Fi. Alla fine è stato respinto l’ordine del giorno di Silvia Marchionini sull’ospedale Castelli e il futuro della sanità verbanese. Marchionini ha chiesto alla maggioranza di esplicitare la propria posizione sul futuro dell’ospedale verbanese e sulle proprie volontà in merito.
“Il silenzio che a differenza di Domodossola ha riguardato il nostro ospedale non è abituale per un capoluogo di provincia, abituato ad assemblee pubbliche, consigli comunali aperti – ha detto Marchionini -. In questi anni abbiamo assistito a cambi di opinione, ricordo nel 2023 quando a Torino ci dissero che la ristrutturazione dei due ospedali del Vco sarebbe stato il migliore dei mondi possibili”.
“Verbania sta subendo queste decisioni – ha detto il consigliere della maggioranza Massimo Guaschino -. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi 15 anni, per questo dobbiamo tenere accesi i riflettori. Ben venga un lavoro comune, anche su un tema fondamentale come la medicina territoriale”.
Il sindaco Giandomenico Albertella ha ribattuto che suo compito sarà vigilare sulle rassicurazioni contenute nelle linee guida elaborate dal gruppo di lavoro voluto dall’assessore regionale Federico Riboldi, e recepite con delibera del direttore generale dell’Asl Alessandro Cattel, che garantiscono il mantenimento dei servizi esistenti fino alla realizzazione del nuovo ospedale di Piedimulera. Il sindaco ha poi sottolineato come non sia contrario a priori all’ingresso dei privati, in un modello come quello del Coq di Omegna.
“Perché Verbania deve subire?” ha replicato Marchionini. E ha chiesto alla maggioranza di lottare se non ritiene giuste le scelte della Regione, oppure, in caso sia d’accordo di dichiararlo apertamente ai cittadini.
“La maggioranza avrebbe potuto proporre emendamenti – ha osservato il capogruppo del Pd Riccardo Brezza -. O forse questo ordine del giorno è stato respinto per paura di interloquire con forza con la Regione. Forse tenere troppi piedi in troppe scarpe sta diventando difficile. Il sindaco non ha pensato che uscire di qui con un ordine del giorno votato all’unanimità lo avrebbe reso più forte”.














