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Sanità | 05 aprile 2026, 10:00

Fuga di talenti: l’Europa “adotta” gli infermieri prima della laurea

Secondo Nursing Up oltre 7.000 laureandi in infermieristica vengono intercettati ogni anno all’estero, con un esborso pubblico stimato di oltre 200 milioni di euro persi

Fuga di talenti: l’Europa “adotta” gli infermieri prima della laurea

L’Italia investe anni di formazione e milioni di euro per laureare infermieri, ma una parte considerevole di questi giovani professionisti viene intercettata dai Paesi europei prima ancora della laurea. È il fenomeno denunciato dal sindacato Nursing Up, che parla di un vero e proprio “furto di talenti sanitari” e lo chiama il “contratto sulla culla”: un meccanismo che consente a Germania, Norvegia e Svizzera di reclutare laureandi italiani con offerte economiche e logistiche molto più vantaggiose di quelle del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo i dati del Rapporto Crea Sanità, il costo pubblico per formare un singolo infermiere supera i 30.000 euro. Con circa 7.000 professionisti che ogni anno lasciano l’Italia, il danno economico stimato supera i 200 milioni di euro, senza considerare il valore sociale e professionale perso per i reparti nazionali già sotto organico di 175mila unità rispetto agli standard europei.

Il presidente di Nursing Up, Antonio De Palma, lancia un’accusa dura: "Siamo diventati il bancomat formativo d’Europa: noi paghiamo i conti, gli altri incassano i professionisti migliori. È un esproprio di futuro intollerabile".

I programmi europei offrono condizioni straordinarie: in Germania, il programma Fia in Baden-Württemberg prevede vitto, alloggio e corso di lingua gratuiti, con uno stipendio iniziale lordo tra 2.400 e 2.600 euro, che può superare i 4.000 con l’abilitazione. In Norvegia il welfare completo comprende alloggio, bollette, voli e corsi linguistici gratuiti, con uno stipendio di 3.500 euro netti. In Svizzera, tra Zurigo e Basilea, i laureandi possono arrivare a percepire fino a 6.500 franchi al mese, con supporto logistico totale.

In Italia, invece, i neo-infermiere partono con 1.500–1.700 euro al mese, spesso senza copertura per l’alloggio, e senza incentivi significativi per trattenere i giovani nei reparti. Nel frattempo, le Regioni cercano di tamponare le carenze assumendo personale straniero da Sudamerica, Uzbekistan o Cuba, ma per Nursing Up si tratta di “toppe” che non risolvono la crisi strutturale del sistema sanitario.

"Se non equipariamo i salari e non rendiamo attrattiva la professione – conclude De Palma – le nostre università resteranno solo l’anticamera dell’aeroporto. Servono politiche urgenti per trattenere i talenti e valorizzare chi abbiamo formato, prima che l’ultimo infermiere italiano lasci il paese".

comunicato stampa a.f.

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