Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, ha approvato mercoledì 18 febbraio 2026 il decreto che definisce i criteri per la classificazione dei comuni montani, aggiornando l’elenco dei territori considerati “montani” sulla base dei dati Istat.
A spiegare i cambiamenti concreti è il documento elaborato da Giampaolo Boscariol per Uncem, che mette in luce come la nuova classificazione incida direttamente su scuole, sanità, università, imprese e politiche di sostegno al territorio. I comuni riconosciuti come montani continueranno a beneficiare di incentivi mirati: dai premi per medici e pediatri che scelgono di lavorare in queste aree, alle agevolazioni per il personale scolastico delle scuole di montagna, fino al credito d’imposta per piccole imprese e giovani imprenditori. Non mancano strumenti pensati per studenti universitari e per la valorizzazione delle attività agricole e forestali, con interventi che spaziano dalla gestione sostenibile del territorio al sostegno alla produzione agroalimentare locale.
Allo stesso tempo, la nuova classificazione stabilisce chi resta fuori. I comuni esclusi perdono l’accesso a finanziamenti e agevolazioni, dalle risorse per gli enti locali ai contributi per i figli nati o adottati nei territori montani, fino alla possibilità di affidare lavori pubblici a cooperative locali o imprenditori agricoli. Una differenza che può avere impatti concreti sulla capacità di attrarre professionisti, mantenere servizi essenziali e sostenere lo sviluppo economico locale.
Rispetto alla normativa precedente, i comuni montani salgono a 3.715, con un aumento di 871 rispetto alla proposta iniziale di dicembre 2025. Allo stesso tempo, 347 comuni escono dall’elenco rispetto al passato, mentre il confronto con la normativa vigente evidenzia una riduzione complessiva di 1.218 comuni.














