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Attualità | 04 gennaio 2026, 12:09

Tassa sulla salute, nuove polemiche dopo la manovra

La misura inserita nella legge di bilancio affida alle Regioni l’eventuale applicazione. Sindacati, enti locali e Piemonte ribadiscono la contrarietà

Tassa sulla salute, nuove polemiche dopo la manovra

Con l’approvazione della legge di bilancio 2026 è stata nuovamente inserita la contestata tassa sulla salute per i cosiddetti “vecchi frontalieri”, una misura che prevede il prelievo di una quota mensile dal salario netto dei lavoratori frontalieri con tassazione esclusiva in Svizzera. La normativa stabilisce che siano le Regioni a dover procedere all’eventuale introduzione della tassa, con l’obiettivo dichiarato di destinare il gettito al sostegno dei rispettivi sistemi sanitari.

Fin dalla sua prima formulazione a livello nazionale, la tassa è stata però fortemente contestata dai sindacati di categoria, sia italiani sia svizzeri. Le organizzazioni sindacali richiamano infatti gli accordi stipulati nel 1974 tra Italia e Confederazione Elvetica, nei quali era stato stabilito che i frontalieri rientranti nel cosiddetto “vecchio accordo” non dovessero versare alcun contributo al Servizio sanitario nazionale. Un principio successivamente confermato anche da un decreto ministeriale del 2016, che riconosceva come la copertura sanitaria fosse già compresa nella quota del 36,6% delle imposte riversate annualmente dalla Svizzera all’Italia.

Secondo i critici, la tassa presenta inoltre gravi lacune applicative. L’Italia non dispone infatti dei dati necessari relativi ai frontalieri che lavorano in Svizzera da prima dell’entrata in vigore dei nuovi accordi del 16 luglio 2023, né per quanto riguarda il numero dei lavoratori interessati né per gli stipendi percepiti. Una mancanza che rende difficile, se non impossibile, individuare criteri certi per l’applicazione del prelievo. A questo si aggiunge la posizione della Confederazione Svizzera, che ha più volte ribadito di non essere intenzionata a fornire dati sulla presenza di manodopera frontaliera sul proprio territorio, ritenendo la situazione fiscale già regolarmente definita.

Contro l’introduzione della tassa si sono schierati anche Comuni e Province delle aree di confine, preoccupati per le ricadute economiche e sociali sui territori. Una linea condivisa dalla Regione Piemonte, come ribadito dal sottosegretario Alberto Preioni, che ha confermato la scelta di non applicare la misura. Preioni ha sottolineato come l’introduzione della tassa richiederebbe una specifica legge regionale, alla quale la Regione è contraria, una posizione sostenuta anche dal presidente Alberto Cirio.

Dal tavolo tecnico sul frontalierato, infine, arriva un appello alla coerenza politica. "L’auspicio – sottolinea Antonio Locatelliè che le forze politiche tengano conto del ruolo centrale dei lavoratori frontalieri, che rappresentano un vero e proprio pilastro economico per i territori di confine, evitando scelte che rischierebbero di entrare in conflitto diretto con una parte fondamentale del tessuto sociale ed economico locale".

comunicato stampa Tavolo tecnico sul frontalierato

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