Si è svolto sabato 28 febbraio, presso la biblioteca di Villa Olimpia a Verbania, l’incontro pubblico promosso dai Giovani Democratici del Vco dal titolo “L’importanza dell’educazione sessuo-affettiva: dalla responsabilità alla prevenzione”, un’iniziativa aperta alla cittadinanza dedicata al ruolo dell’educazione nella prevenzione della violenza di genere e nella promozione di relazioni fondate sul rispetto e sul consenso.
L’incontro ha rappresentato un’occasione di confronto sul valore dell’educazione sessuo-affettiva come strumento di prevenzione primaria, capace di intervenire sulle radici culturali e sociali della violenza. In un contesto in cui i dati continuano a evidenziare la dimensione strutturale della violenza di genere, il rafforzamento di percorsi educativi strutturati emerge come un elemento centrale per promuovere consapevolezza, responsabilità e autonomia.
Ad aprire e moderare l’incontro è stata Giorgia Guglielmetti, membro dei Giovani Democratici, dottoressa in filosofia e specialista in criminologia critica e sicurezza sociale, che ha sottolineato come la sostanziale stabilità dei dati relativi alla violenza di genere, nonostante il susseguirsi di interventi legislativi e l’inasprimento delle pene, metta in luce i limiti strutturali del diritto penale quale strumento di prevenzione primaria. “Il susseguirsi di interventi legislativi e l’inasprimento delle pene non hanno modificato in modo significativo l’andamento dei dati – ha sottolineato – e questo ci obbliga a interrogarci sui limiti strutturali del diritto penale. La violenza di genere non si previene solo punendo: si previene intervenendo prima, sui modelli culturali, sulle rappresentazioni del potere e sulle dinamiche relazionali che la rendono possibile”.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre richiamata l’attenzione sulla necessità di destinare risorse stabili e adeguate alle azioni di prevenzione, superando la frammentazione e la discontinuità dei finanziamenti, affinché l’educazione alla sessualità e all’affettività non resti un intervento episodico, ma diventi parte integrante di una strategia pubblica strutturale e di lungo periodo. “L’educazione alla sessualità e all’affettività rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione, perché consente di intervenire, sin dall’infanzia, sui modelli culturali e relazionali attraverso cui si costruiscono le rappresentazioni del rispetto reciproco, del consenso e dell’autodeterminazione”, ha affermato la dottoressa Annalisa Falcone, pedagogista, formatrice, specialista in educazione e parità di genere e consulente per le famiglie, sottolineando come l’assenza di percorsi strutturati e continuativi rischi di lasciare alla sola dimensione privata un ambito cruciale della formazione.
All’incontro è intervenuto anche Guido Boschini, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Verbania-Intra, che ha evidenziato l’urgenza di rendere l’educazione sessuale e socio-affettiva parte integrante dell’offerta formativa, segnalando al contempo le criticità generate dall’attuale quadro normativo, che prevede la richiesta del consenso informato ai genitori e non stabilisce l’obbligatorietà di tali percorsi. Una condizione che, di fatto, produce disomogeneità territoriale e limita la possibilità di garantire a tutte e tutti pari accesso a strumenti educativi fondamentali non solo per la prevenzione della violenza e delle disuguaglianze di genere, ma anche per la tutela del benessere psico-fisico individuale e per la costruzione di relazioni sane e consapevoli.
A chiudere l’incontro è stato Simone Martoccia, segretario dei Giovani Democratici, che ha ribadito il ruolo che le amministrazioni locali possono assumere anche in assenza di una normativa nazionale organica. “I comuni possono e devono essere promotori di percorsi strutturati di educazione sessuo-affettiva – ha dichiarato –. L’esempio di Genova dimostra che le amministrazioni locali possono avviare sperimentazioni concrete, costruendo reti tra scuole, professionisti e realtà del territorio. Non possiamo attendere all’infinito una legge nazionale: quando si parla di prevenzione della violenza e di diritto all’educazione, la politica locale ha il dovere di assumersi la propria responsabilità”.














