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Attualità | 11 febbraio 2024, 17:00

Anche una rappresentanza delle Guardie d’Onore del Vco al funerale del principe Vittorio Emanuele

Il gruppo era guidato dal Delegato Provinciale Carlo Fedeli

Anche una rappresentanza delle Guardie d’Onore del Vco al funerale del principe Vittorio Emanuele

Alle solenni esequie del Principe di Napoli Vittorio Emanuele di Savoia, tenutesi presso il Duomo di Torino nel pomeriggio di sabato 10 febbraio 2024, ha partecipato una rappresentanza delle Guardie d’Onore del Verbano-Cusio-Ossola. Il Principe sabaudo era infatti Presidente Onorario del sodalizio e i cerimonieri, su mandato dei famigliari, hanno desiderato riservare un buon numero di posti nominativi ai membri dello storico Istituto che si occupa di vegliare sulle sepolture dei Re e delle Regine d’Italia.

I funerali sono stati officiati da Monsignor Paolo de Nicolò, Reggente Emerito della Casa Pontificia, che nella sua omelia ha voluto specificare: “ non stiamo rievocando la storia passata, della quale si potrà parlare in sedi più ampie. Ma definire i lineamenti di fede e lealtà della casa Savoia, l’importanza che ha avuto dei legami e della vicinanza e amicizia, per i quali ho goduto anche io. Basta rivolgersi alla Sindone, concessa proprio da Casa di Savoia, donata alla Santa sede e in custodia dall’Arcidiocesi”.

Il Vescovo de Nicolò ha inoltre indicato ai famigliari del Principe, la Principessa vedova Marina insieme al figlio Principe Emanuele Filiberto con la moglie Clotilde e le figlie Principesse Vittoria e Maria Luisa, la via della carità e dell’attenzione al prossimo che hanno sempre caratterizzato l’opera di Casa Savoia.

Fra i circa quattrocento convenuti in Duomo spiccavano il Granduca Henri del Lussemburgo, il Principe Alberto II di Monaco, la Regina Emerita Sofia di Spagna, il Principe Leka di Albania insieme al Granduchessa Rebecca Romanov di Russia, all'Arciduca Martino di Asburgo, al Principe Jean Christophe Bonaparte, ai Principi Carlo e Carolina di Borbone delle Due Sicilie e Fra John Dunlop, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Fra i primi ad arrivare è stato invece il Principe Aimone di Savoia, Duca d’Aosta, ospite delle Guardie d’Onore a Stresa nello scorso giugno 2023, che ha scortato personalmente il feretro del Principe Vittorio Emanuele lungo la navata del Duomo.

A rappresentare il Verbano Cusio Ossola erano presenti presso la Cattedrale di Torino il Delegato Provinciale Carlo Fedeli, la dottoressa Roberta Catalano, il signor Paolo Vidoli, il Capitano Giulio Tatoni, la signora Elisabetta Armanini Fedeli e il Sottotenente Linda Bernardi.

Sul sagrato, nonostante la pioggia, si è radunata una folla di curiosi e di sostenitori della Real Casa per rendere l’ultimo omaggio al Principe che, dopo la cremazione, verrà tumulato presso la Basilica di Superga.

Con la dipartita di Vittorio Emanuele si conclude definitivamente il capitolo della monarchia italiana. Il Principe, nato nel 1937 da Umberto e Maria José, destinati a regnare per poche settimane prima del referendum istituzionale del 1946, ha vissuto larga parte della propria esistenza in esilio tra Svizzera e Portogallo. Le cronache, di cui spesso è stato protagonista, non dovrebbero distogliere gli italiani da guardare a questa figura come a quella dell’ultimo Principe Ereditario che, a soli 9 anni d’età, ha dovuto abbandonare il proprio Paese per colpe non sue, crescendo con la consapevolezza di non poter ricoprire il ruolo cui la sua nascita lo aveva destinato.

Compito dell’Istituto, che opera in piena sintonia con il Ministero della Difesa e le istituzioni della Repubblica, è quello di conservare la storia e la memoria di Casa Savoia in relazione all’Italia. Vegliare sulle sepolture dei Sovrani e organizzare conferenze ed eventi a tema culturale implica onorare una vicenda, quella della monarchia, che ha visto il compimento dell’unità, avvenuta sotto la guida di Re Vittorio Emanuele II, e i primi otto complessi decenni di vita dello Stato italiano.

Lasciando dunque calare il clamore, sarebbe auspicabile innescare un serio e profondo dialogo storico utile a rimarginare la frattura fra gli italiani e Casa Savoia che, in seguito a scelte sbagliate e a narrazioni viziate dagli interessi ideologici, si è allargata attraverso i decenni.

Redazione

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