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Attualità | 12 aprile 2021, 12:00

“RSA scomparse dal dibattito pubblico, molte a rischio chiusura”

Il grido d'allarme dei dirigenti delle strutture del Vco: “Preoccupa la totale mancanza di un progetto di ripartenza. Dalla Regione servono risposte chiare e immediate”

“RSA scomparse dal dibattito pubblico, molte a rischio chiusura”

Di seguito il comunicato stampa congiunto (con la sola esclusione di Sacra Famiglia e Miazzina) trasmesso agli organi di stampa dalle RSA del territorio.

Le RSA sono scomparse dal dibattito pubblico. Archiviata la stagione delle c.d. “stragi”, le Residenze Socio-Assistenziali non fanno più notizia. Anche la politica sembra essersi completamente dimenticata di queste realtà: dopo la campagna dei tamponi, dei vaccini, dei ristori, del sostegno senza “se” e senza “ma” è calato il sipario. Ma qual è la situazione delle RSA in generale e nel nostro territorio in particolare?

Molte RSA rischiano di chiudere per un squilibrio finanziario ormai diventato insostenibile. L’anno 2020 si è chiuso con i conti in profondo rosso e il 2021 è iniziato con prospettive anche peggiori.

Le rette di degenza bloccate dalla Regione Piemonte dal lontano 2013 sono ad oggi assolutamente inadeguate per sostenere le maggiori spese che le strutture devono affrontare per la prevenzione e la gestione della pandemia. Tutto in questi anni ha avuto aumenti: CCNL, luce, gas, forniture, ecc., con le entrate ferme da 8 anni.

Come se ciò non bastasse, tassi di occupazione di posti letto in alcuni casi inferiori del 70% stanno determinando un vero e proprio collasso del sistema.

La Regione Piemonte, dopo un lungo e travagliato iter, a metà gennaio ha approvato una legge che prevede “ristori” per tutte le RSA. Se i tempi delle burocrazie non dovessero dilatarsi forse a fine maggio potrebbero essere corrisposte le prime somme che, peraltro, non sono neanche sufficienti a coprire i maggiori costi sostenuti per far fronte al Covid-19 (DPI, spese per sanificazione, ecc.).

A fine dicembre è stato dato molto risalto sugli organi di stampa alla notizia secondo la quale la Regione, attraverso i canoni idrici, avrebbe pagato le bollette delle RSA. Oggi, a distanza di ormai 4 mesi, nulla è dato sapere sul tema.

Ma ciò che preoccupa maggiormente è la totale mancanza di un progetto di ripartenza per le RSA. Tutte le risorse della sanità in questo momento sono destinate alla campagna vaccinale. E le RSA evidentemente non fanno parte a pieno titolo della “Sanità”. Se così non fosse, non si spiegherebbero le continue assunzioni di Infermieri Professionali e OSS da parte delle AA.SS.LL. che vanno ad impoverire gli organici delle RSA. Ciò, in pieno sfregio al sistema visto nel suo complesso. L’importante è garantire forze da impiegare per la somministrazione dei vaccini anche a discapito del settore socio-sanitario. E’ del tutto evidente che se il numero degli infermieri su tutto il territorio nazionale è insufficiente, il reclutamento avverrà a discapito di tutte quelle realtà in cui i contratti nazionali di lavoro sono meno “attrattivi” rispetto a quello della Sanità.

Che futuro si prospetta con posti letto vuoti, carenza di personale e maggiori costi? Per quanto tempo la capacità di resistenza delle strutture potrà ancora durare?

Come se non bastasse, occorre sottolineare che la campagna vaccinale nelle RSA. per i ricoverati e per il personale, almeno a livello locale, non si è ancora conclusa! Nel mese di febbraio, infatti, con il blocco delle forniture Pfizer, le vaccinazioni sono state bruscamente sospese e non sono più riprese.

Anche per questo motivo le procedure interne sono improntate alla massima cautela, alla luce anche delle disposizioni nazionali e regionali che rendono molto più complicati i nuovi inserimenti, le visite dei familiari, la vita di comunità, ecc. Le RSA, che con tanta fatica si erano aperte al territorio, ora sono state chiuse a doppia mandata.

Senza voler approfondire altri temi delicati quali la carenza di medici curanti per gli ospiti in convenzione, l’obbligo di predisporre l’isolamento per i ricoverati dopo una visita specialistica in ospedale o nei poliambulatori, l’obbligo a carico delle strutture di effettuare tamponi antigenici a agli ospiti e ai dipendenti ogni quindici giorni, ecc., la situazione è di una tale gravità che necessita di risposte forti e tempestive.

Innanzitutto dalla Regione deve arrivare una presa di posizione netta e chiara: il sistema sanitario intende investire sulle RSA. oppure c’è un progetto di superamento di tale modello che ne preveda il tracollo dopo lunga e penosa agonia? La risposta è dovuta agli Ospiti ricoverati, ai loro familiari, ai cittadini a casa che hanno necessità di un posto letto, ai lavoratori, alle loro famiglie e a tutte le comunità che ospitano una o più RSA al proprio interno.

Questa è la madre di tutte le domande. Se la Regione ritiene che le RSA. debbano avere un futuro allora occorre agire in tal senso. Le strutture per anziani spesso sono realtà no profit, espressione di comunità e di territori, con il cui contributo sono cresciute e si sono sviluppate diventando in molti casi la prima attività occupazionale.

Da dove e come ripartire.

Anche e soprattutto a livello mediatico: dopo l’immagine delle “RSA come luogo di morte, in cui l’incapacità e la superficialità hanno determinato la strage degli innocenti”, sarebbe opportuno veicolare un’altra immagine: oggi quasi tutte le strutture sono Covid free, sicuramente più sicure di altre realtà sanitarie.

In secondo luogo la revisione del piano tariffario, ovvero delle rette di degenza, bloccato da 8 anni.

Ed ancora, l’incentivazione dei ricoveri in convenzione, attraverso un piano speciale che consenta anche di abbattere le liste di attesa che in alcune zone del Piemonte sono diventate infinite. Qual è la situazione nel VCO? Anche questo non è dato sapere.

a) Quanti sono gli utenti ricoverati in regime di convenzione?

b) Qual è lo stato delle liste di attesa?

c) L’attività di valutazione da parte dell’Unità di Valutazione Geriatrica procede oppure è stata interrotta?

d) Quante sono le pratiche avviate il cui iter non è ancora giunto a conclusione?

e) Quali tempistiche (realistiche) sono preventivabili per concludere tale iter?

Inoltre, l’allentamento delle procedure previste per i nuovi ingressi e la progressiva riapertura delle strutture. Chi porterebbe un proprio caro in una RSA sapendo che per 14 giorni dovrà vivere in totale isolamento e che per mesi non potrà ricevere visite?

La ASL deve garantire che i neodipendenti e gli ospiti prossimi ad entrare in struttura siano già vaccinati.

Infine, un blocco delle assunzioni ASL di personale delle RSA ovvero forme di “aiuto” a quelle strutture che, indipendentemente dalla propria volontà, si dovessero trovare in carenza di organico.

La situazione è seria, per non dire drammatica, e se non sarà affrontata con decisione e tempestività la chiusura di molte RSA diverrà un destino ineludibile nel silenzio e disinteresse quasi generale. Anche delle istituzioni che a parole dicono una cosa, ma nei fatti…

I Direttori delle seguenti RR.SS.AA.

Casa di Riposo Sant’Antonio Don Orione Ameno

RSA Carlo Donat- Cattin Baceno

Casa di Riposo Fernando Poscio Bannio Anziano

Casa dell’Anziano Baveno

Residenza per Anziani Arcadia Belgirate

Fondazione Opera Pia dr. Domenico Uccelli onlus Cannobio

RSA Samonini Rozio Balassi Domodossola

Casa Cuore Immacolato di Maria Re

Casa per gli anziani e la Comunità della Valle Antrona Montescheno

RSA Massimo Lagostina onlus Omegna

Casa di Riposo dell’Anziano Ornavasso

RSA Villa Serena Orta San Giulio

Residenza Socio-Sanitaria Premosello-Chiovenda

RSA G. Garbagni Vanzone San Carlo

Casa di Riposo per Anziani Varzo

Casa di Riposo Maurizio Muller Verbania

RSA San Rocco Verbania

RSA Teresa Ceretti Villadossola

RSA Villa Presbitero Vogogna


Comunicato Stampa

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