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Attualità | 12 settembre 2026, 07:25

"Non c’è autonomia senza autonomie": Uncem rilancia il ruolo dei territori piemontesi

Il presidente regionale Colombero: "La rete di piccoli comuni è una ricchezza democratica, ma che non può essere lasciata sola"

Roberto Colombero

Roberto Colombero

Non c'è autonomia (rafforzata, regionale) senza autonomie. È la sintesi dell'intervento di Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte, in audizione in consiglio regionale a Torino. Il documento depositato da Uncem Piemonte, sulla proposta di deliberazione n. 176, interpreta il percorso dell'autonomia differenziata non soltanto come trasferimento di competenze dallo Stato alla regione, ma come occasione per ripensare l'intera architettura istituzionale piemontese. L'autonomia regionale è riconosciuta come un valore costituzionale, purché consenta politiche più aderenti alle differenze territoriali e non determini una nuova concentrazione delle decisioni a livello regionale. Il principio proposto è chiaro: più autonomia regionale deve significare più cooperazione territoriale.

"Questo tema assume particolare rilievo per la montagna piemontese, caratterizzata da una rete di piccoli e piccolissimi comuni che rappresentano una ricchezza democratica, ma che non possono essere lasciati soli nell'esercizio di funzioni sempre più complesse. Occorre quindi distinguere l'identità istituzionale dei comuni dalla scala più efficace alla quale organizzare servizi e politiche. In questa prospettiva, le Unioni montane e le forme stabili di cooperazione sovracomunale devono diventare una componente strutturale del sistema regionale, non una soluzione emergenziale alla carenza di personale. La differenziazione non deve produrre isolamento, ma una vera interdipendenza organizzata", spiega Colombero.

Uncem applica questo principio alle materie oggetto delle intese. Nella protezione civile, la dimensione sovracomunale è indispensabile per affrontare rischi idrogeologici, incendi, valanghe ed eventi estremi, rafforzando strutture intercomunali, pianificazione e sistemi informativi condivisi. Nella sanità, l'autonomia deve consentire modelli capaci di considerare distanze, tempi di percorrenza e dispersione insediativa: l'uguaglianza dei diritti non coincide necessariamente con l'uniformità dei servizi. Per questo Uncem propone di valutare l'effettiva accessibilità territoriale ai Lea e di coinvolgere stabilmente sindaci e Unioni montane nella programmazione. Anche professioni e previdenza devono essere lette alla luce delle trasformazioni demografiche, economiche e sociali delle aree montane.

Il nodo decisivo è dunque il metodo istituzionale. Ogni nuova competenza regionale dovrebbe essere valutata considerando il livello più appropriato per esercitarla, la necessità di gestione sovracomunale, le risorse professionali e finanziarie necessarie e l'impatto sui territori più fragili. Sarebbe contraddittorio invocare la sussidiarietà nei confronti dello Stato senza applicarla nei rapporti tra regione ed enti locali.

La prospettiva indicata da Uncem è quella di un Piemonte capace di diventare laboratorio di una autonomia fondata sulla coesione: non più competenze semplicemente concentrate, ma istituzioni territoriali più solide, personale e uffici condivisi, capacità progettuale sovracomunale e strumenti permanenti di cooperazione. Autonomia, dunque, non come separazione ma come responsabilità; differenziazione non come frammentazione; sussidiarietà non come trasferimento dei problemi verso il basso, ma come capacità di organizzare ogni funzione alla scala territoriale più efficace.

Comunicato Stampa - l.b.

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