Sono due le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia avvenuta nella notte tra sabato e domenica all'Alpe Buscagna, dove ha perso la vita Pietro Maria Fiori, 35 anni, arrivato in Ossola per un'esperienza di volontariato nell'ambito del progetto Pasturs.
L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Il fascicolo aperto dalla Procura è affidato al pubblico ministero Laura Carrera, mentre gli accertamenti per ricostruire le cause dell'intossicazione da monossido di carbonio sono condotti dal Soccorso alpino della Guardia di Finanza.
La baita nella quale si è verificata la tragedia è stata posta sotto sequestro. Le verifiche dovranno stabilire l'origine della fuoriuscita di monossido e ricostruire con precisione quanto avvenuto all'interno della struttura. Nella giornata di giovedì è inoltre previsto il conferimento dell'incarico al medico legale che dovrà eseguire l'autopsia sul corpo del 35enne.
Intanto arrivano notizie positive sulle condizioni delle altre persone coinvolte. A fare il punto è Pierleonardo Zaccheo, presidente dell'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Ossola. "Le condizioni sono positive. I due Biondo, padre e figlio, sono stati dimessi e sono già tornati operativi. Anche gli altri due sono migliorati moltissimo", spiega Zaccheo.
Buone notizie anche per la ragazza che era stata trasferita all'ospedale Niguarda di Milano in condizioni più serie: secondo quanto riferito da Zaccheo, le condizioni sono migliorate e la prognosi indicata è di circa dieci giorni. Il presidente delle Aree Protette dell'Ossola ha inoltre precisato che la persona ricoverata non faceva parte del progetto Pasturs.
Tra gli elementi al centro degli accertamenti c'è anche il boiler presente nella baita. Sul punto Zaccheo chiarisce: "Il boiler era stato sostituito da una ditta qualificata, che aveva rilasciato tutte le certificazioni necessarie ed effettuato le prove. Tutto era stato fatto a regola d'arte e l'intervento era stato seguito da una geometra".
Spetterà agli accertamenti tecnici chiarire le cause della presenza del monossido nella baita e le eventuali responsabilità. La posizione delle due persone indagate dovrà dunque essere valutata nell'ambito dell'inchiesta.
Sulla tragedia è intervenuto anche Luca Olzeri, storico allevatore del Devero legato all'Agriturismo Crampiolo, che per rispetto delle persone coinvolte ha preferito non entrare nel merito dell'accaduto. Ha espresso vicinanza agli allevatori, a chi lavora in alpeggio e alla famiglia della vittima, chiedendo che in questo momento prevalgano silenzio e rispetto.















