Tornano a salire i costi dell'energia per le imprese e i cittadini del Piemonte. Secondo una recente elaborazione dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese su dati Arera, Istat ed Eurostat, tra febbraio e maggio 2026 i prezzi di elettricità e gas nella regione hanno registrato un incremento del 7,7%. Un aumento che si inserisce in un quadro europeo sostanzialmente stabile (+0,3%) e che evidenzia il forte svantaggio competitivo subito dalle aziende italiane, già penalizzate nel 2025 da bollette elettriche superiori del 24,1% rispetto alla media dell'Eurozona. A complicare lo scenario intervengono le tensioni internazionali nell'area dello Stretto di Hormuz, che a maggio hanno riportato la crescita dei prezzi al consumo dei beni energetici in doppia cifra (+12,0% su base annua).
Di fronte a questa volatilità dei mercati, una delle risposte strutturali più efficaci è rappresentata dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), modelli che consentono di autoprodurre, condividere e consumare energia a km zero. In questo campo il Piemonte si attesta come punto di riferimento nazionale: pur con la Lombardia in testa per numero assoluto di comunità (145), il territorio piemontese guida la classifica italiana per potenza installata con 25,6 megawatt suddivisi in 124 CER. A fare da traino è la provincia di Cuneo, che conta 10 megawatt distribuiti su 38 comunità e registra la media impianto più alta d'Italia tra le aree più attive, seguita dalla provincia di Torino con 43 CER e 5 megawatt.
Nonostante la dinamicità del tessuto produttivo locale, Confartigianato Piemonte esprime forte preoccupazione per le ultime decisioni governative relative alle risorse del PNRR. Il Presidente regionale dell'associazione, Giorgio Felici, definisce deplorevole il ridimensionamento dei fondi destinati alle Comunità Energetiche, passati da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro. Secondo la visione dell'associazione, il taglio va a colpire una delle poche voci di investimento davvero strategiche per la competitività e l'indipendenza energetica del Paese.
“È una situazione che preoccupa profondamente - commenta Felici - Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell'energia che sono già tra i più elevati d'Europa. Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti e costi energetici significativamente superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti europei.”
Il nodo dell'efficienza rimane fondamentale anche per il patrimonio immobiliare: le elaborazioni su dati Enea-SIAPE indicano che oltre il 45% degli edifici piemontesi si trova tuttora nelle classi energetiche F e G, richiedendo interventi di riqualificazione per centrare gli standard fissati a livello europeo in vista del 2033.














