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Economia | 19 aprile 2026, 08:34

Allarme terziario: entro il 2035 mancheranno fino a 470mila lavoratori

Ricerca di Confcommercio: cresce il mismatch di competenze, turismo e servizi i settori più colpiti

Allarme terziario: entro il 2035 mancheranno fino a 470mila lavoratori

Il terziario italiano si prepara ad affrontare una carenza strutturale di lavoratori che nei prossimi anni rischia di diventare sempre più critica. Secondo una ricerca di Confcommercio realizzata con l’Università degli Studi Roma Tre, nel 2026 mancheranno fino a 275mila addetti, destinati a salire fino a circa 470mila entro il 2035.

Un fenomeno in costante crescita: si è passati dalle 93mila posizioni scoperte del 2020 alle 260mila del 2025, con una progressione che non mostra segnali di rallentamento. A pesare non è solo la quantità di lavoratori mancanti, ma soprattutto la difficoltà di trovare profili adeguati alle esigenze delle imprese.

Già oggi il 70% delle posizioni vacanti è dovuto alla mancanza di candidati, mentre il restante 30% dipende da competenze insufficienti. Ma nei prossimi dieci anni lo scenario cambierà radicalmente: il mismatch di competenze salirà fino a sfiorare il 45%, rendendo sempre più complesso l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

I settori più colpiti sono servizi e turismo, che insieme concentrano quasi tre quarti delle posizioni scoperte, con oltre 200mila lavoratori mancanti già nel 2026. Una dinamica destinata ad accentuarsi, soprattutto nei comparti più esposti alla trasformazione digitale, all’automazione e all’evoluzione dei modelli di consumo.

Il problema riguarda in modo particolare i percorsi formativi. Il disallineamento tra studi e richieste del mercato è destinato ad aumentare soprattutto per diplomati e laureati, mentre gli Its (Istituti Tecnologici Superiori) si confermano il canale più efficace, con livelli di mismatch molto più contenuti. Per le lauree, invece, il gap potrebbe superare il 90% entro il 2035.

A questo si aggiunge il tema dell’obsolescenza delle competenze: oltre 10 milioni di lavoratori del terziario potrebbero vedere profondamente modificato il proprio bagaglio professionale nei prossimi anni, con un impatto sulla produttività stimato tra il 12% e il 15%.

Non meno preoccupante è la crescente fragilità dei rapporti di lavoro. Le cessazioni nei primi mesi sono in aumento, così come le dimissioni e i mancati rientri nel mercato del lavoro. Entro il 2035, le interruzioni precoci potrebbero superare le 70mila unità, con una quota sempre più elevata di lavoratori che, dopo aver lasciato un impiego, faticheranno a reinserirsi.

Le cause sono molteplici: dall’invecchiamento della popolazione alla trasformazione del lavoro, fino alla difficoltà del sistema formativo di aggiornarsi con la stessa velocità delle imprese. I bacini da cui attingere manodopera – giovani, donne, lavoratori stranieri e senior – esistono, ma richiedono politiche mirate e strumenti adeguati per essere valorizzati.

Per affrontare questa sfida, Confcommercio indica alcune priorità: rafforzare il ruolo degli Its, rendere più coerenti i percorsi universitari con le esigenze del mercato, potenziare l’orientamento e rafforzare la collaborazione tra scuola e imprese. Sul fronte aziendale, sarà fondamentale investire nella formazione continua, nella riqualificazione delle competenze e nell’integrazione delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale.

a.f.

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