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Sanità | 14 marzo 2026, 19:03

Tigano contro Piedimulera: "Scelta non adeguata, il Dea unico è un falso alibi"

Il consigliere comunale verbanese, promotore di un incontro pubblico tenutosi ieri, torna a schierarsi a sostegno di Castelli e San Biagio

L’ospedale unico è una scelta “non adeguata” per il Verbano Cusio Ossola, Castelli e San Biagio sono da confermare. L’ha ribadito, ieri nella serata dibattito organizzata dalla Società operaia di mutuo soccorso di Intra, il dottor Giorgio Tigano, consigliere comunale di maggioranza di Verbania al quale il sindaco Giandomenico Albertella ha assegnato, a inizio mandato ,la delega all’ospedale Castelli e alla medicina territoriale. “Il Dea unico – ha detto Tigano – è un falso alibi. A parte che il Dea è già unico, articolato in due sedi. La scelta, inoltre, denota una conoscenza quanto meno superficiale della demografia del territorio. Il 10 per cento della popolazione, 16.000 persone, vive in zone periferiche dalle quali è difficile l’accesso ai servizi. Più di 46.000 sono tra i 55 e i 79 anni, su una popolazione che si sta avvicinando alle 150mila. Mi devono spiegare come mai in provincia di Novara, con una popolazione poco più del doppio della nostra possano coesistere due ospedali, a 32 km di distanza con due Dea di primo livello”.

La soluzione ottimale era già stata trovata: “Ho avuto modo di esaminare i due progetti di ristrutturazione interna dei due ospedali, era un bel progetto. Prevedeva spostamenti interni alle due strutture con cronoprogrammi fattibili”.  Con i numeri attuali, inoltre, “sarà impossibile avviare la promessa medicina territoriale, gli organici di Castelli e San Biagio già oggi sono insufficienti per il solo presidio di Piedimulera. A Verbania dovrebbe esserci un punto di primo soccorso per stabilizzare i pazienti e trasferirli a Piedimulera, tralascio il trasbordo in elicottero per coprire una distanza di 30 chilometri. Al Castelli rimarrebbe un ospedale di comunità di una ventina di posti letto, al San Biagio l’hospice e chissà cos’altro. Un ospedale di comunità necessita di almeno 18 dipendenti, e non è necessario un medico. Servirebbe a ospitare temporaneamente quei pazienti in attesa d’essere sistemati nelle Rsa”.  C’è poi l’emergenza, già oggi manifesta, della carenza di medici di medicina generale: “Nella sola Verbania in 15.000 sono senza medico di famiglia. Più nessuno riceve, se non per appuntamento telefonico. C’è da stupirsi se i pronto soccorso degli ospedali si riempiono? Ci sarebbe bisogno di case di comunità, gestite dai medici di base, almeno 12 ore al giorno”.

Come se ne esce? Tigano propone di riportare gli assistiti di ogni medico di medicina generale a 1800 fino al superamento della crisi, la presenza negli ambulatori dei piccoli comuni, appuntamenti fissati solo su richiesta del paziente. Bisognerebbe, inoltre, tornare a favorire l’associazionismo fra medici di medicina generale, gli ambulatori delle associazioni mediche territoriali dovrebbero essere concentrati nei tre ospedali (Verbania, Omegna, Domodossola). Bisognerebbe favorire l’inserimento dei medici neolaureati abolendo graduatorie regionali. Infine, dotare le case della salute periferiche, ad esempio Cannobio e Crevoladossola, di una piccola astanteria con almeno 5 posti letto.

Redazione

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