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Attualità | 08 marzo 2026, 12:00

Non basta una mimosa: i diritti delle donne passano anche dal contrasto alla violenza

Dall’8 marzo al 25 novembre, due date diverse ma unite dalla stessa battaglia. Nel Vco 184 donne si sono rivolte al Centro Antiviolenza nell’ultimo anno

Non basta una mimosa: i diritti delle donne passano anche dal contrasto alla violenza

L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica. La Giornata internazionale della donna nasce come momento di rivendicazione dei diritti, di riflessione sulla parità di genere e di denuncia delle discriminazioni che ancora oggi colpiscono le donne. Un significato che trova un legame diretto con un’altra data: il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 proprio per richiamare l’attenzione su un fenomeno che continua a manifestarsi in forme diffuse e spesso invisibili.

Le due ricorrenze hanno finalità diverse ma strettamente connesse. L’8 marzo richiama la lotta per i diritti e l’uguaglianza, mentre il 25 novembre è dedicato specificamente alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere. In entrambi i casi il messaggio è lo stesso: la strada verso una reale parità è ancora lunga e passa anche dalla capacità delle istituzioni e della società di proteggere le donne da ogni forma di abuso.

Anche i dati locali confermano quanto il problema sia tutt’altro che superato. Secondo le informazioni diffuse dal Centro Antiviolenza del Verbano Cusio Ossola in occasione dell’ultima Giornata contro la violenza sulle donne, in dodici mesi sono state complessivamente 184 le donne che hanno vissuto situazioni di violenza domestica e che si sono rivolte ai servizi del territorio intraprendendo un percorso di aiuto personalizzato. Di queste, 63 sono state incontrate e prese in carico per la prima volta.

Nel territorio dell’Ossola, il Ciss Ossola ha seguito 50 donne vittime di violenza, nove delle quali si sono rivolte agli sportelli di ascolto per la prima volta. Numeri analoghi si registrano anche negli altri ambiti provinciali: nel Verbano le donne prese in carico sono state 52, di cui 20 nuove situazioni, mentre nel Cusio sono state ancora 52, con 11 primi accessi.

A queste si aggiungono i percorsi di sostegno psicologico seguiti dal servizio antiviolenza “Giù le mani” della cooperativa sociale La Bitta, che ha mantenuto in carico 30 donne: 23 hanno effettuato il primo accesso nel periodo monitorato e 14 risultano ancora oggi seguite dagli operatori.

Sono numeri che raccontano un fenomeno spesso nascosto tra le mura domestiche e che coinvolge donne di ogni età e condizione sociale. Proprio per questo il Centro Antiviolenza del Vco ha consolidato negli anni una rete capillare di servizi. Oggi il sistema si articola attraverso trenta sportelli di ascolto collegati alla sede centrale e distribuiti sull’intero territorio provinciale, punti di riferimento che permettono di intercettare e accompagnare le situazioni di violenza.

Accanto agli sportelli è attivo anche un numero telefonico con reperibilità ventiquattr’ore su ventiquattro (335 6978767), che consente alle donne di accedere a una prima accoglienza immediata, spesso in collegamento con il numero nazionale antiviolenza 1522 e con i servizi territoriali.

Il Centro Antiviolenza si occupa dell’accoglienza di donne, con o senza figli, che hanno subito violenza o vivono in contesti familiari caratterizzati da forte conflittualità e rischio di aggressioni. Nei casi più gravi vengono attivati percorsi di protezione che prevedono anche l’allontanamento dal domicilio e l’ospitalità in strutture protette. A seguire questi percorsi sono équipe multidisciplinari composte da assistenti sociali, educatrici professionali, operatrici socio-sanitarie e psicologhe, che costruiscono insieme alla donna un progetto di uscita dal ciclo della violenza.

Un lavoro complesso, che richiede interventi coordinati tra servizi sociali, sistema sanitario, forze dell’ordine e realtà del privato sociale. Proprio la collaborazione tra istituzioni e associazioni, in primis la Regione Piemonte che finanzia il Centro Antiviolenza e il supporto economico di Fondazione Comunitaria del Vco e Soroptimist Club del Verbano, rappresenta uno degli elementi fondamentali per garantire risposte rapide ed efficaci alle situazioni di emergenza.

Accanto all’attività di presa in carico, il Centro Antiviolenza è impegnato anche nella sensibilizzazione. 

Nel corso dell’ultimo anno sono stati realizzati incontri e progetti formativi nelle scuole superiori della provincia – tra cui il liceo Cavalieri di Verbania, l’Enaip di Domodossola, l’istituto Spinelli Dalla Chiesa e il liceo Gobetti di Omegna – con laboratori teatrali dedicati al tema della violenza di genere e delle relazioni rispettose.

Negli ultimi anni, inoltre, l’attenzione si è estesa anche alle nuove forme di abuso che si sviluppano online: cyberstalking, diffusione non consensuale di immagini intime e campagne di odio sui social rappresentano una forma di violenza digitale che colpisce in modo particolare le donne e che spesso accompagna o anticipa quella fisica.

Per questo l’8 marzo non può essere ridotto a un semplice gesto simbolico. 

La mimosa resta un segno di attenzione, ma il significato più profondo di questa giornata sta nella consapevolezza che molti diritti, anche nel mondo contemporaneo, non sono ancora pienamente garantiti. I dati raccolti sul territorio lo dimostrano con chiarezza: dietro ogni numero c’è una storia di violenza, ma anche un percorso possibile di uscita grazie al lavoro silenzioso di operatori e servizi che ogni giorno affiancano le donne nel riconquistare autonomia, sicurezza e dignità.

Miria Sanzone

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