Cosa accadrebbe se la previsione di bombardamento aereo dell’aviazione statunitense alle 3 di domani, domenica 1 febbraio, si avverasse? Farlan Sabahi, docente all’Università dell’Insubria, storica e giornalista, all’incontro “Iran per conoscere e capire”, di questa mattina allo Spazio Sant’Anna, ha tracciato sei possibili scenari: alle vittime civili seguirebbe una transizione verso la democrazia; un intervento di tipo venezuelano (cattura o morte della guida suprema Khamenei) che aprirebbe la strada a un passaggio di potere ai pasdaran; un attacco di droni a sciame alle portaerei americane; un rilancio dei riformisti del presidente Pezeshkian; un ritorno dello shah; la frammentazione dell’Iran attuale in Stati su base etnica.
Tutti scenari, quelli ipotizzati da Sabahi, “frutto di contatti con parenti e amici che vivono in Iran, perché io non vado in Iran dal 2006: ci sarei dovuta tornare nel 2007 per la tesi di dottorato di ricerca, ma sono stata convocata dal mio docente che mi ha informata di aver saputo dai servizi d’intelligence britannici del mio inserimento in una lista di persone non da arrestare e torturare, ma alle quali impedire di rientrare in Italia. È la tattica utilizzata dal regime per ricattare i Paesi occidentali e impedire a scrittori e scrittrici iraniani di venire in Italia e in altri Paesi europei per presentare i loro libri e far conoscere la realtà del nostro Paese”.
A metterci del suo, ha commentato Sabahi, “è anche la diaspora iraniana che, in Italia e in Europa, ha fatto disastri arrivando a sostenere lo shah pur di liberarsi dal regime: un personaggio che manca dall’Iran da 47 anni, non ha mai fatto politica, non ha costituito un partito monarchico, ha stretto un solo accordo con alcune associazioni, naufragato quando si è recato in Israele. Non propone nessuna transizione verso la democrazia, si propone solo di sostituire gli ayatollah”.
Critica anche contro i Paesi del Golfo, che temono ripercussioni sul prezzo del petrolio, e su Israele, “che si avvantaggerebbe da un dissolvimento dell’Iran. Una dissoluzione che provocherebbe una nuova ondata migratoria di una popolazione di 93 milioni di abitanti che nessuno vuole accogliere”.
“Quello che manca – ha detto rispondendo alle domande del pubblico – è un Mandela che, in Sudafrica, è stato capace di avviare un processo di riconciliazione nazionale”.
All’organizzazione dell’incontro sull’Iran hanno concorso tutte le componenti del centrosinistra verbanese: la coalizione che ha sostenuto Riccardo Brezza e quella che ha sostenuto la candidatura civica di Patrick Rabaini.

















