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Attualità | 06 luglio 2024, 11:13

Donne vittime di violenza: in Piemonte cresce il numero di chi chiede il congedo indennizzato

In parallelo, causa i tempi lunghi di erogazione, calano le domande per il reddito di libertà

Donne vittime di violenza: in Piemonte cresce il numero di chi chiede il congedo indennizzato

In Piemonte, così come nel resto d’Italia, aumenta il numero di donne che chiede il congedo indennizzato perché vittima di violenza di genere. Se nel 2021 le domande erano state 167, nel 2022 si è saliti a 220, 330 nel 2023162 da gennaio a giugno 2024.

100% della retribuzione

La misura prevede che chi è inserita in un percorso di protezione ha diritto al 100% della retribuzione, per 90 giorni anche non consecutive nell’arco di tre anni, in modalità giornaliera oppure oraria. Spesso infatti le donne vittima di violenza hanno necessità di non recarsi al lavoro per questioni di sicurezza, oppure per consultare un legale o uno psicologo.

Le misure

Numeri forniti dal direttore dell’Inps del Piemonte Filippo Bonanni, durante la Commissione Diritti e pari opportunità, presieduta da Elena Apollonio. Bonanni ha spiegato che presso le sedi Inps sono attivi Sportelli dedicati alle donne vittime di violenze, stalking e abusi e vengono distribuiti materiali informativi.

In calo le domande del reddito di libertà

In parallelo al congedo indennizzato, è inoltre disponibile il reddito di libertà, per le donne vittime di violenza seguite da centri anti-violenza e servizi sociali, per favorire la loro autonomia: vengono erogati fino a 400 euro al mese, per al massimo 12 mesi. Le domande sono decrescenti in Piemonte: sono state 263 (63 non accolte per mancanze di fondi) nel 2021, 38 nel 2024 al 30 giugno.

Le richieste – ha spiegato Bonanni - stanno diminuendo, forse perché le donne sono scoraggiate dal fatto che i tempi di erogazione purtroppo sono un po’ lunghi”. “Il finanziamento del fondo – ha aggiunto -avviene con un certo ritardo rispetto alla domanda: se quando viene presentata non c’è capienza economica, bisogna attendere il finanziamento successivo. Questo comporta un tempo di attesa anche di qualche mese: questo potrebbe scoraggiare le donne dal chiedere il reddito di libertà”.

Cinzia Gatti

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