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Politica | 19 marzo 2024, 10:05

"Cannobio Insieme" per battere l'amministrazione Minazzi FOTO

Le minoranze uscenti si coalizzano per ribaltare l'esito delle elezioni del 2019

"Cannobio Insieme" per battere l'amministrazione Minazzi FOTO

Con “Cannobio Insieme - Il paese che vogliamo” le minoranze uscenti si coalizzano per ribaltare l’esito delle elezioni del 2019. “Già allora – ricorda Massimo Costanza – le nostre due liste insieme raggiunsero il 62%. Già oggi rappresentiamo la maggioranza degli elettori che si sono recati alle urne”.

“Di più – incalza Gianni Rubini, candidato sindaco di “Progetto Comune” cinque anni fa – perché ci fu una quarta lista che non entrò in consiglio, ma raccolse comunque dei voti”. Per questo, Rubini ha fatto un passo indietro, cedendo il posto di candidato sindaco a Dario Ferrari. Che ritenta la corsa a palazzo Carmine, fallita nel 2019.

Al centro del logo, presentato ieri nel foyer del Teatro nuovo, c’è il Leone – in ricordo del 27/28 maggio 1859 – quando Canobbio respinse il tentativo di sbarco di una nave della marina austroungarica – lo sfondo è azzurro.

“Questa amministrazione - spiega Ferrari – non dialoga con la città. Un esempio: gli orari della movida. Noi abbiamo sostenuto una mozione lanciata da un gruppo di giovani cannobiesi che ha raccolto 840 firme. Avevano chiesto un tavolo di discussione. Il sindaco ci ha risposto che i tavoli si fanno quando e come li decide lui”.

“Più in generale – prosegue il candidato sindaco – questa amministrazione non sa progettare, non sa immaginare un futuro diverso. Un futuro che sappia andare oltre il 2030, quando i ristorni dei lavoratori frontalieri non ci saranno più (entrerà a regime l’accordo fiscale italo svizzero, ndr). Per questo abbiamo deciso di rimetterci in gioco, a dispetto dell’età, come mi rimprovera sempre mia moglie. Vogliamo riprendere il filo interrotto che avevano iniziato a tessere i sindaci degli anni ’80 (Mario Grassi, Pino Albertella, ndr) che, quando le poche industrie che avevamo sono venute meno hanno iniziato la transizione verso il turismo. Un cammino che Verbania non ha ancora compiuto del tutto. Vogliamo una Cannobio dove i nostri figli e i nostri nipoti possano continuare a vivere e lavorare senza dipendere dal mercato del lavoro della Svizzera”.

Redazione

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