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Ambiente | 12 aprile 2026, 08:03

Scialpinismo e fuoripista in primavera: i pericoli e i consigli delle guide alpine

Praticare queste discipline con il bel tempo ha un grande fascino, ma porta con sé anche diversi rischi a causa dell'instabilità della neve

Scialpinismo e fuoripista in primavera: i pericoli e i consigli delle guide alpine

Con la primavera la stagione dello scialpinismo entra in una delle sue fasi più affascinanti: giornate lunghe, temperature più miti e la possibilità di raggiungere quote più elevate. Ma è anche un periodo che richiede grande attenzione nella valutazione delle condizioni della neve e del terreno. Davide Spini, istruttore guida alpina, spiega come affrontare questa fase della stagione, quali segnali osservare sul terreno e come prendere decisioni più consapevoli nella scelta del tracciato e nella gestione del gruppo, evitando i falsi sensi di sicurezza che spesso si creano in montagna

“La primavera è probabilmente la stagione più favorevole per lo scialpinismo, perché solitamente il manto nevoso tende a essere un po’ più stabile e le giornate sono più lunghe. In questa stagione, infatti, il maggiore irraggiamento e le temperature più miti portano generalmente a un più rapido consolidamento del manto nevoso - spiega -. Il problema nivologico più intuitivo per questa stagione è quello legato alla neve bagnata, ma è importante ricordare che non è l’unico e che varie situazioni si possono sovrapporre, creando scenari a volte difficili da interpretare. Inoltre, in questa stagione, in molte zone la base del manto nevoso può essere ancora costituita da brina di profondità, anche se ricoperta e resa meno facilmente sollecitabile dalle nevicate più recenti, oppure in parte mascherata dalla presenza di una superficie dura trasformata sui versanti più soleggiati. Oltre a questo, nel manto possono essere presenti altri strati deboli persistenti, come cristalli sfaccettati e brina di superficie sepolta. In alcuni casi si tratta di “pericoli dormienti”, a bassa probabilità, ma dalle conseguenze potenzialmente molto gravi.  Per quanto riguarda gli itinerari più complessi, è importante pianificare adeguatamente le tempistiche, partendo presto e cercando di avere sempre un margine temporale per poter ammortizzare eventuali ritardi. Inoltre, sempre in riferimento alla problematica valanghiva, è importante ricordare che anche piccole valanghe, in terreno ripido e complesso, possono avere conseguenze fatali, anche solo per problematiche di trascinamento”.

Facendo una classifica di importanza e facilità di interpretazione, la presenza di valanghe recenti - prosegue - è un evidente segnale di instabilità. Al secondo posto possiamo inserire i segnali di pericolo, come i rumori di assestamento, i cosiddetti “whumpf”, e la propagazione di fessurazioni nel manto nevoso. La lista dei fattori da considerare è poi lunga e prosegue con i test di stabilità e i profili del manto nevoso, ma la loro interpretazione richiede conoscenze decisamente più approfondite, sia per capire se il punto prescelto è significativo della situazione, sia per interpretarne correttamente i risultati.

“Per migliorare la propria capacità di lettura del terreno in inverno - spiega ancora Davide Spini - è importante abbinare pratica e conoscenza. Se in passato conoscere la neve poteva sembrare un argomento un po’ accademico e noioso, oggi esistono molte pubblicazioni ben fatte e contenuti digitali interessanti e validi. L’importante è non affidarsi ai numerosi “influencer della neve” improvvisati. Inoltre, svolgere escursioni mirate su questi temi, ad esempio con le guide alpine, abbinando teoria e pratica, aiuta a sviluppare un buon metodo di valutazione dell’ambiente invernale, basato su conoscenza, osservazione ed esperienze diverse. Spesso, in ambito nivologico, più si approfondisce e più emergono nuovi punti di domanda. Abbandonare le certezze del principiante e accettare la complessità dell’argomento è indubbiamente il primo passo verso scelte realmente consapevoli”.

l.b.

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