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Attualità | 19 settembre 2022, 18:00

Piemonte, farmacisti in crisi: "Turni massacranti e nessuna gratificazione". Ecco perché sono sempre di meno

Alle attuali condizioni di lavoro nessuno vuole più fare questo mestiere. L'associazione MNLF chiede un cambio di passo: "Risultati di politiche sbagliate"

Piemonte, farmacisti in crisi: "Turni massacranti e nessuna gratificazione". Ecco perché sono sempre di meno

"La carenza di farmacisti e la crisi nelle immatricolazioni alla facoltà di farmacia sono un fenomeno presente su tutto il territorio nazionale e il Piemonte non ne è esente. Esso è "il frutto di politiche errate, ma non solo" a segnalarlo è l'associazione MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti). 

"Sono stati commessi molti errori, solo tre anni or sono abbiamo dovuto ingaggiare una dura battaglia, anche in Parlamento, per scongiurare l'idea del Presidente Nazionale della FOFI (Federazione che rappresenta tutti gli Ordini dei Farmacisti) e del Presidente dei titolari di farmacia (Federfarma) che volevano a tutti i costi l'introduzione del numero chiuso a livello nazionale e non solo sulla base delle esigenze di ogni singola facoltà.

Nonostante l'istruzione e formazione fossero al centro della strategia Europea per il 2020 e fossero considerati fattori chiave per la crescita e l’occupazione (e dunque per la competitività di un Paese). L’Italia già arrancava nei bassifondi delle classifiche europee: secondo i dati Eurostat, nel nostro Paese meno di una persona su sei, tra coloro che sono in età da lavoro, ha la laurea, il secondo dato peggiore in Europa dopo la Romania.

"Dopo 8 anni che era scaduto, il nuovo CCNL firmato nel 2021 prevede un aumento di soli 80 euro quando già lo stipendio del farmacista italiano è tra i più bassi in Europa. Se a questo si aggiunge una vita sociale ridotta al 'lumicino' per mancanza fisica di tempo e a permessi e ferie elargite non come un diritto ma come un 'favore', si ha un quadro preciso della situazione". 

"Ma il problema principale che determina una disaffezione alla professione di farmacista non è l'aumento del carico di lavoro, a cui del resto i dipendenti sono abituati, ma il clima che si vive in farmacia.

Il vassallaggio di medioevale memoria dovrebbe essere abolito, ma in questa professione sottilmente si ripropone con un rapporto continuamente conflittuale, ove pochi diritti sono riconosciuti e l'imposizione, anche nello svolgimento della professione, è la regola: si veda a tale proposito la consegna di farmaci senza la dovuta presentazione di ricetta medica.

Insomma manca il rispetto, i turni di lavoro sono massacranti e le gratificazioni completamente assenti. Inoltre, la maternità dalle colleghe è vissuta come una 'colpa' per le reazioni che spesso generano nei titolari di farmacia. 

E' chiaro che queste situazioni prima o poi diventano di dominio pubblico e i candidati all'università ci pensano due volte ad iscriversi ad una facoltà che non da niente ne in termini economici ne di carriera. Poche le alternative e sempre sotto attacco, a tale proposito si veda la battaglia pluriennale di Federfarma per cancellare l'esperienza delle parafarmacie.

"Ci vuole un cambiamento - concludono - più profondo, più moderno e meno 'paternalistico', a partire dalla considerazione che i titolari di farmacia hanno nei confronti dei propri dipendenti laureati: essi non sono i nuovi 'schiavi' degli anni 2000, ma più semplicemente dei colleghi". 



Redazione Torino

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