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Verbano | 20 febbraio 2021, 12:00

“A un muro grigio e pulito ne preferisco uno pieno di scritte, ma che rende viva la città”

Prosegue il dibattito sulla manutenzione e uso degli spazi comuni

“A un muro grigio e pulito ne preferisco uno pieno di scritte, ma che rende viva la città”

Mentre è di ieri la notizia, così come riportato da altri organi di stampa, che a Gravellona Toce l'amministrazione comunale ha dato l'ok a tre ragazzi e una ragazza per realizzare opere d'arte sui muri del sottopasso autostradale, in località "La Frana" -sono pareti grigie e sporche, ricoperte da scritte blasfeme; il gruppo è già al lavoro- riprende quota a Verbania il dibattito sulla manutenzione e uso degli spazi comuni.

Ho letto il vostro articolo sui murales, finalmente qualcuno che si occupa anche di temi legati a noi giovani. Fare il punto sui mezzi di comunicazione è giusto, poi però compito degli amministratori dovrebbe essere quello di analizzare il fenomeno e individuare soluzioni, no? Non credo che l'unica strada per affrontare questo tipo di espressività siano le sanzioni. Tutti i grandi artisti, chi più chi meno, hanno infranto le regole prima di diventare famosi”.

A.B., 18 anni, giovane writer di Verbania, interviene così sul dibattito avviato di recente dal nostro giornale: le scritte sui muri sono arte o spazzatura? “È un problema di ordine culturale e va affrontato come tale - dice A.B. -. L’assessore alla Cultura del III Municipio di Roma Christian Raimo (è uno scrittore di 45 anni: ndr) proprio in questi giorni ha indicato la strada giusta da seguire: le scritte sui muri, ha spiegato Raimo, sono bellissime e rappresentano la voce della gente. Basta con questo regime poliziesco, i writer fanno arte contemporanea. Il decoro? È dare un tetto a chi vive in strada. Io la penso esattamente come lui e di fronte a un muro grigio e pulito preferisco un muro pieno di scritte ma che rende la città viva”. Strade e vicoli di Verbania sono ricche di scritte e disegni (nella foto: vicolo del Teatro a Intra), motivo per cui varrebbe la pena che venisse aperto un dibattito serio sulla manutenzione e uso degli spazi comuni. Certo, se sono scritte contro i rom o inneggianti, per esempio, al fascismo, il discorso cambia. Per Raimo “al posto di sanzionare un ragazzino che sporca un muro, io sono per offrirgli un corso di educazione artistica per affinare e coltivare la sua sensibilità estetica”.

Vorrei abitare in una città con i muri parlanti - conclude A.B. - perché quello dei writer è diventato un argomento mondiale e noi piccola provincia di confine non possiamo sottrarci al dibattito. Invito i nostri amministratori ad aprire un confronto pubblico sul tema, invitandoci e prendendo spunto proprio dalle parole di Raimo e non soltanto per trovare la via più giusta da praticare per Verbania. Dobbiamo tutti chiederci se vogliamo una città viva o spenta. Quanto sta avvenendo a Gravellona Toce in queste ore, dove sono all'opera una studentessa di Brera e il gruppo 'Drg', è un segnale positivo e incoraggiante”.




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