Politica - 19 marzo 2026, 12:05

"Villa Taranto verso un monopolio?": M5S critica l’ingresso dei Borromeo nella fondazione

Il gruppo territoriale del Vco esprime perplessità: "I giardini non possono essere ridotti ad un’opportunità di profitto"

"Villa Taranto verso un monopolio?": M5S critica l’ingresso dei Borromeo nella fondazione

È di ieri la notizia dell’ingresso della famiglia Borromeo e del Museo del Paesaggio nella costituenda fondazione dell’Ente Giardini Botanici di Villa Taranto di Verbania. Una notizia su cui il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle Vco esprime forte perplessità, parlando di un possibile “monopolio”. Di seguito la nota dei pentastellati.

“Dopo le forti perplessità, già espresse nel 2025, sulla trasformazione della gestione dei Giardini Botanici di Villa Taranto in una Fondazione, le recenti novità annunciate nel comunicato di ieri da parte dell’Ente Giardini Botanici Villa Taranto “Capitano Neil McEacharn”, rafforzano ulteriormente dubbi e preoccupazioni. In particolare, l’ingresso nella fondazione di un soggetto privato come L6A4 Srl, riconducibile alla famiglia Borromeo, viene presentato dall’ente come un’opportunità di crescita e consolidamento istituzionale, nel rispetto dell’autonomia pubblica e dell’equilibrio gestionale. Tuttavia, questo passaggio alimenta il sospetto che Villa Taranto possa progressivamente essere considerata non più come un bene pubblico da tutelare, ma come una risorsa da valorizzare in chiave economica.

Chi è L6A4 S.r.l.? Si tratta di una società italiana, azionista di maggioranza assoluta (con una quota superiore al 68-70% tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026) di Kaleon S.p.A., realtà specializzata nella gestione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, in particolare quello della famiglia Borromeo. L’operazione di quotazione di Kaleon, avvenuta a dicembre 2025 su Euronext Growth Milan e Paris, mirava — e mira tuttora — a sostenere un modello di business “asset light”, focalizzato sulla gestione e valorizzazione del patrimonio (ticketing, eventi, servizi) piuttosto che sulla proprietà diretta degli immobili.

Le preoccupazioni non sono infondate: già a luglio 2025 si dichiarava che “la famiglia Borromeo, tramite Kaleon, mira a quotare in borsa le sue isole sul Lago Maggiore e altri siti. L’obiettivo è un modello asset light: tra le mission dell’azienda c’è quella di prendere in gestione asset immobiliari con contratti di affitto a lungo termine, senza acquisirne la proprietà”. Con l’ingresso nella Fondazione Villa Taranto, senza acquisizioni dirette, L6A4 — e quindi Kaleon, e quindi la famiglia Borromeo — amplierebbe ulteriormente il numero delle realtà coinvolte: Isola Bella e Isola Madre, Rocca di Angera, Parco Pallavicino a Stresa, Parco del Mottarone con 500 ettari di area boschiva e i Castelli di Cannero. Se a queste si aggiunge anche Villa Taranto, si va verso un monopolio di fatto?

Già in precedenza si denunciavano la frettolosità e la scarsa trasparenza del processo decisionale promosso dall’amministrazione comunale, oltre all’assenza di un chiaro progetto di gestione futura. Oggi, con l’ingresso di un attore privato legato a importanti interessi turistici del Lago Maggiore, tali timori si intensificano, facendo emergere il rischio di una vera e propria “privatizzazione di fatto”. Il pericolo è che Villa Taranto, simbolo identitario della città di Verbania e patrimonio naturalistico di valore internazionale, venga progressivamente trasformata in un’enclave d’élite, slegata dal territorio e orientata a logiche commerciali esclusive, in contrasto con la visione originaria del suo fondatore e con l’interesse collettivo.

Le rassicurazioni formali sull’autonomia dell’ente non appaiono sufficienti a dissipare queste preoccupazioni. Eloquente e preoccupante è quanto previsto dall’articolo 3 dello statuto: “La fondazione persegue le proprie finalità mediante lo svolgimento delle seguenti attività: … punto e: costituire e partecipare ad enti, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica, profit e non profit, nonché ad associazioni temporanee di scopo e di impresa, le cui attività siano compatibili con le finalità della fondazione.” Sebbene la fondazione sia no profit, potrebbe comunque entrare in partecipazioni a scopo di lucro: è proprio qui che la finalità pubblica verrebbe meno, lasciando eventualmente emergere un interesse economico privato.

Vi è quindi la necessità di una risposta politica chiara e decisa, capace di garantire trasparenza, partecipazione e centralità dei cittadini nelle scelte sul futuro del bene, che chiarisca senza ambiguità i rapporti tra pubblico e privato, i pesi decisionali e i meccanismi di governance, rendendo verificabile, da parte dei cittadini, ogni equilibrio di potere e ogni scelta strategica, con tutte le garanzie poste a tutela dell’interesse collettivo.

Villa Taranto non può essere ridotta a un prodotto turistico o a un’opportunità di profitto: la sua bellezza, il suo valore scientifico e il suo significato culturale rappresentano un patrimonio comune che deve essere tutelato e valorizzato nell’interesse della collettività. Invece accogliamo senz’altro con favore il nuovo piano di tariffazione degli ingressi, in particolare l’estensione della gratuità ai residenti dell’intera provincia e non più soltanto a quelli di Verbania, nonché l’introduzione di un abbonamento, a “prezzo sociale”, che consente di trasformare i verbanesi in custodi attivi del bene. Auspichiamo, infine, che tale agevolazione possa in futuro estendersi anche ai giardini di Villa San Remigio. Rendere questi spazi di eccellenza e di bellezza accessibili a tutti, indipendentemente dal reddito, è infatti l’unico modo per difendere Villa Taranto come patrimonio collettivo, impedendo che diventi un circuito turistico chiuso e inaccessibile alla comunità che la ospita”.

l.b.

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