L’audizione dell’associazione Libera in Commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte, dedicata alla presentazione del dossier “Azzardomafie”, ha riacceso il dibattito politico sulla legge regionale di contrasto al gioco d’azzardo patologico. I dati emersi dal rapporto e illustrati da Maria José Fava, della direzione nazionale di Libera, descrivono un quadro definito critico sotto il profilo sociale, sanitario e della legalità.
Secondo l’analisi di Libera, il Piemonte si colloca al penultimo posto in Italia per efficacia delle norme di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Una valutazione che tiene conto di diversi indicatori, tra cui il distanziometro dai luoghi sensibili, gli orari di spegnimento, la retroattività delle norme e gli incentivi per gli esercizi che rinunciano alle slot machine.
A intervenire con forza è stato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Pasquale Coluccio, che ha puntato il dito contro la legge regionale approvata dal centrodestra nel 2021. Secondo Coluccio, la normativa attuale non è in grado di contrastare efficacemente il gioco patologico, a differenza della precedente legge del 2016, votata all’unanimità, che aveva portato a una riduzione dei volumi di gioco, delle perdite economiche dei cittadini piemontesi e degli accessi ai Serd.
Tra le principali criticità segnalate figurano il numero limitato di luoghi sensibili per l’applicazione del distanziometro, l’assenza di retroattività della norma – che non coinvolge gli apparecchi già installati – e la mancanza di incentivi fiscali per gli esercenti che decidono di dismettere le slot machine. Coluccio ha annunciato di aver depositato una propria proposta di legge, che riprende le previsioni della normativa del 2016, chiedendo a tutte le forze politiche di riaprire al più presto il confronto in Consiglio regionale.
Critiche anche dal Gruppo Pd, che ha sottolineato come, durante la seduta della Commissione Legalità, a fronte di un programma di lavoro definito “significativo e attuale”, fossero presenti solo due consiglieri della maggioranza di centrodestra. Un’assenza che, secondo i consiglieri dem, evidenzierebbe una scarsa attenzione sui temi della legalità, del contrasto alle mafie e dello sfruttamento lavorativo.
Il Partito Democratico ha ribadito come il gioco d’azzardo rappresenti uno strumento privilegiato per le organizzazioni criminali, sia per il riciclaggio dei proventi illeciti sia per il controllo del territorio, con ricadute pesanti soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione, a partire dagli anziani.
Sul tema è intervenuto anche Domenico Rossi, presidente della Commissione Legalità e segretario regionale del Pd, che ha definito “fortemente negativo” il quadro che emerge dal rapporto Azzardomafie per il Piemonte. Nella regione, secondo i dati, si giocano circa 9,5 miliardi di euro all’anno, con una prevalenza del gioco online rispetto a quello fisico, elemento che rende più complesso il controllo e aumenta il rischio di dipendenza.
Rossi ha inoltre ricordato come il Piemonte sia la regione del Nord con il maggior numero di clan attivi nel settore del gioco, ben nove, un dato che, unito alla debolezza delle tutele normative, configura una situazione di “alta esposizione e bassa protezione”. Una combinazione che, secondo il presidente della Commissione, si traduce in un aumento dei giocatori patologici, delle famiglie in difficoltà e delle opportunità di infiltrazione criminale.
Per questo motivo, dalle opposizioni arriva una richiesta condivisa: riaprire la discussione sulla legge regionale, coinvolgendo anche la Commissione Sanità per approfondire gli aspetti legati alle dipendenze, e ripartire da una normativa più incisiva, costruita insieme a Comuni, associazioni e terzo settore. L’obiettivo dichiarato è rimettere al centro la salute dei cittadini e la legalità, superando una riforma che, secondo M5S e Pd, non ha prodotto i risultati attesi.





