“Abbiamo seguito con attenzione il confronto di venerdì sera alla Festa della Lucciola di Villadossola tra l'assessore regionale alla sanità Federico Riboldi (FdI) e la capogruppo Pd in regione Gianna Pentenero, introdotto dalla vicesegretaria del Pd Vco Michela De Nicola, tanti i temi trattati e non solo di sanità”. Così, in una nota, il Movimento 5 Stelle Vco.
“È stato un dibattito che condividiamo nell'impostazione data dalla premessa iniziale — inquadrare la sanità del Vco a partire dalla scelta, finalmente compiuta, dell'ospedale unico pubblico di Piedimulera, dai suoi finanziamenti e dal cronoprogramma — ma che nei fatti si è troppo spesso disperso su temi secondari, come l'annosa disputa sul ricorso o meno ai fondi Inail, lasciando in ombra le domande che davvero contano per chi vive il territorio. Va riconosciuto onestamente il passo compiuto dal Pd, che ammette le proprie responsabilità nel non aver realizzato l'opera negli anni passati, ribadendo oggi l'urgenza del progetto anche a fronte delle prime aperture, ben più caute, manifestate dal governatore Cirio nel 2019. Condividiamo inoltre l'indicazione di una scelta della sede che si sarebbe dovuta basare sui reali bacini d'utenza, un baricentro che non è stato rispettato, ma è stato influenzato da scelte politiche. L’ospedale unico è quindi una scelta finalmente acquisita, ma il dibattito deve concentrarsi sulle priorità del territorio”.
Sono diversi i punti che, secondo il M5S, non sono stati chiariti:
“La vera sfida: costruire una rete sanitaria territoriale attorno al nuovo ospedale
Restiamo convinti che la vera sfida non sia solo costruire il nuovo ospedale di Piedimulera — pubblico, moderno, baricentrico, come da tempo chiediamo — ma ridisegnare l'intero sistema sanitario del Vco attorno ad esso: medicina territoriale, lungodegenza, medici di base, Rsa. Su questo il dibattito di venerdì ha lasciato in sospeso la domanda più urgente: come si riorganizzerà il pronto intervento su un territorio lacustre e montano, esteso, con ampie zone a bassa densità abitativa e con un fortissimo afflusso turistico stagionale?
Pronto intervento: servono risposte su mezzi, personale e tempi di soccorso
Avere l'ospedale "vicino" non significa avere soccorso tempestivo: servono professionalità, mezzi e tecnologie capaci di raggiungere in sicurezza e rapidamente ogni area della provincia. Su questo punto, decisivo per la vita delle persone, non abbiamo sentito indicazioni.
Viabilità e accessibilità: senza infrastrutture adeguate il progetto rischia di perdere efficacia
Allo stesso modo è mancato ogni riferimento concreto alle infrastrutture viarie necessarie a raggiungere Piedimulera, a partire dalla SS33: senza un adeguamento serio della viabilità, pubblica e privata, si rischia che buona parte del bacino d'utenza del Verbano continui a preferire l'ospedale di Borgomanero a quello, teoricamente più vicino, di Piedimulera. Un ospedale unico che non è raggiungibile in tempi utili è un ospedale che non risolve il problema per cui è stato pensato.
Ospedale Castelli e sanità pubblica: no a soluzioni che aprano al privato
Abbiamo colto anche un accenno, non del tutto esplicitato, alla possibile trasformazione dell'ospedale Castelli sul modello già sperimentato a Omegna. Se questo dovesse tradursi in forme di partenariato pubblico-privato, il nostro giudizio è netto: è una strada da evitare. La sanità pubblica del Vco deve restare pubblica in ogni sua componente, non solo nell'ospedale unico ma in tutta la rete di servizi che lo circonda.
Spesa sanitaria: i numeri vanno letti nel loro contesto
Non regge invece il confronto proposto dall'assessore Riboldi tra i 140 miliardi di spesa sanitaria nazionale attuale e i 117 miliardi stanziati durante il Governo Conte: un paragone tra valori assoluti che, senza tener conto dell'inflazione intercorsa, della spesa straordinaria legata al Covid e del rapporto con il Pil, restituisce un quadro fuorviante. Il documento Gimbe, richiamato dalla stessa Pentenero nel dibattito, indica una spesa sanitaria italiana ancora sotto la media europea in rapporto al PIL: non è confrontando cifre nude che si racconta la reale tenuta del sistema, tanto più mentre dal pubblico, qualcuno ricordava non a torto, le priorità di spesa dello Stato su altri capitoli come il riarmo europeo e il 5% della spesa per la Nato.
Rappresentanza del Vco in regione: dalle dichiarazioni servono atti concreti
Meno convincente, anzi francamente pretestuoso, l'annuncio con cui l'assessore Riboldi propone alla regione di destinare un seggio permanente al Vco, sottraendolo al listino regionale. Ricordiamo che la legge elettorale attualmente in vigore in Piemonte è stata approvata dalla Giunta Cirio il 7 luglio 2023, con un sistema che prevede 40 seggi proporzionali su base circoscrizionale e 10 seggi maggioritari da listino regionale — e che in quel testo, votato dalla maggioranza di cui FdI fa parte, la rappresentanza garantita al Vco semplicemente non esiste. Annunciare oggi, a più di tre anni da quella scelta, l'intenzione di "correggere" un problema creato dalla propria stessa maggioranza è un'operazione che sa più di propaganda in campagna che di reale volontà riformatrice. Se davvero si vuole garantire un seggio al territorio, lo si scriva in un disegno di legge e lo si porti in aula: le parole alla festa di partito non bastano.
Il nodo della "tassa sulla salute"
Le domande arrivate dal pubblico a fine dibattito — sulla carenza di medici, sulla vicenda Sacra Famiglia, sulla situazione dell'Eremo di Miazzina e sulla tassa sulla salute — restano il termometro più affidabile delle preoccupazioni reali dei cittadini del Vco. Su quest'ultimo punto segnaliamo una contraddizione che l'assessore dovrebbe chiarire: venerdì sera Riboldi ha dichiarato che "ad oggi l'applicazione della tassa della salute non è prevista" in Piemonte, dato anche il numero più contenuto di frontalieri rispetto alla Lombardia. Una risposta che sembra smentire quanto la stessa giunta regionale, a sua firma, aveva comunicato nella risposta ufficiale ad una interrogazione dei M5S del 30 dicembre 2025, dove si dava atto dell'introduzione di un contributo obbligatorio alla sanità italiana a carico dei vecchi frontalieri assunti prima dell'accordo bilaterale Italia-Svizzera del 2023, in attuazione della Legge di Bilancio 2024-2025. I cittadini, e in particolare i lavoratori frontalieri, meritano una posizione chiara e univoca, non due versioni diverse a distanza di pochi mesi”.





