Sanità - 21 luglio 2026, 14:08

“In Piemonte frodi e abusi in sanità impattano per circa 6 miliardi di euro”

Ne hanno discusso congiuntamente le Commissioni Legalità e Sanità del Consiglio

“In Piemonte frodi e abusi in sanità impattano per circa 6 miliardi di euro”

Si stima che l'impatto economico di frodi e abusi sia intorno al 5,59% della spesa sanitaria pubblica in Italia, pari a circa 6 miliardi di euro l'anno. Per questo servono uniformità e interoperabilità dei software usati dalle aziende sanitarie, potenziamento dell’istituto del “whistleblowing” (pratica con cui un dipendente, un collaboratore o un fornitore segnala in modo protetto un illecito, una frode o un pericolo scoperto sul luogo di lavoro) e incremento della cultura della trasparenza e anticorruzione nella PA. Queste le proposte emerse dal seminario “La prevenzione di frodi e abusi per una corretta gestione della sanità regionale”, ospitato a Palazzo Lascaris.
Organizzato congiuntamente dalle Commissioni Legalità e Sanità del Consiglio regionale, ha visto in apertura l’intervento del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia: “La prevenzione, non la repressione, è la leva decisiva per proteggere la sanità. Le regole anticorruzione, se ben applicate e digitalizzate, non sono un freno burocratico ma un volano di efficienza, qualità delle cure e fiducia del cittadino. Il filo conduttore è la trasparenza. La soluzione non sta in un singolo intervento ma nella combinazione di più misure e nella collaborazione tra istituzioni nazionali e regionali”. “L'entità degli investimenti in sanità (oltre un quarto della spesa pubblica in contratti per lavori, servizi e forniture) e l'ampia asimmetria informativa tra medico e paziente rendono le pratiche scorrette più difficili da individuare – ha proseguito – per questo serve un'"alleanza per l'integrità" da costruire insieme, nella e per la trasparenza, per ridurre il cattivo uso di risorse sempre scarse. Con un duplice fine: restituire fiducia ai pazienti e orgoglio a chi opera nel settore sanitario, non solo per le cure erogate ma per il modo corretto in cui vengono erogate. I whistleblower sono figure preziose per raggiungere questi obiettivi”.

A seguire l’intervento di Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, che ha presentato il recente report in cui sono contenuti i numeri dell’impatto economico: “Emergono come criticità  del settore la frammentazione della terminologia utilizzata, la scarsa interoperabilità dei sistemi informativi, il sistema di controlli eccessivamente sbilanciato sui controlli ex post e non sulla prevenzione, conflitti di interesse. Come Fondazione proponiamo la creazione di un osservatorio nazionale, un sistema integrato che metta a fattor comune dati amministrativi, contabili e giudiziari già in possesso dello Stato, rendendoli accessibili per misure preventive; utilizzo di strumenti di  sistemi di AI predittiva per identificare segnali di deviazione prima che il danno economico o sanitario si verifichi; spostamento dell’attenzione dalla trasparenza della gara d'appalto (fase esecutiva) alla trasparenza della programmazione dei fabbisogni, verificando se l'acquisto risponda a un reale bisogno di salute”.

Dopo i saluti della sottosegretaria della Giunta, Claudia Porchietto che ha sottolineato “la necessità di passare da una gestione reattiva a una proattiva della spesa sanitaria, utilizzando strumenti analitici per dare risposte migliori ai cittadini” e auspicato “ un lavoro sinergico tra Giunta e Consiglio regionale per implementare le proposte emerse dal seminario”, il presidente della Quarta Commissione, Luigi Icardi, ha ripercorso le tappe del progetto "Gli anticorpi della corruzione" realizzato in collaborazione con Agenas durante la pandemia Covid-19.
“Siamo stati i primi in Italia ad aprire un’unità di crisi nel 2019. Di fronte a servizi difficili da approvvigionare, è stato creato un settore dedicato agli acquisti come scudo verso eventuali truffe e proroghe reiterate dei contratti, che ci ha permesso – ad esempio - di bloccare una truffa grazie a questo presidio giuridico. Nell'autunno dello stesso anno è nato un settore specifico anticorruzione nella direzione sanità che ha lavorato sulle criticità principali: contratti di approvvigionamento beni e servizi, gestione liste d'attesa, rapporti con le case farmaceutiche. Inoltre abbiamo promosso un piano formativo su misure di trasparenza e anticorruzione per i referenti delle Asl, che all’inizio è stato vissuto dai dipendenti come un ulteriore adempimento, ma poi ha dato i suoi frutti. La formazione continua serve a combattere l'opacità della funzione, alzare il livello etico e disinnescare i meccanismi di auto-assoluzione. Infine voglio sottolineare il grande lavoro che c’è da fare sui sistemi informativi delle Asl che sono diverse decine, diversi tra loro e non comunicanti”.

“Sul grado di contrasto all'illegalità sono stati fatti passi da gigante, nella consapevolezza che le attività anticorruzione non sono un mero adempimento ma generano valore pubblico – ha aggiunto la responsabile del settore Anticorruzione e vigilanza sui contratti e sulle strutture pubbliche e private in Sanità, Laura Benente - la diffusione non è però totale: resta un lavoro culturale da fare sulla parte organizzativa, meno misurabile oggettivamente. Serve agire su due fronti: gli strumenti normativi di vigilanza e prevenzione, e il consolidamento culturale dei risultati già raggiunti”.

Per il presidente dell’Organismo regionale per il controllo collaborativo (Orecol), Luca Libra, “l’istituzione dell’organismo ha rappresentato un cambio di paradigma. Noi non siamo un tribunale, non interveniamo ex post. Ma siamo una sentinella di prossimità chiamata a presidiare un’area grigia che non possiamo più sottovalutare. Va istituzionalizzato un modello di controllo preventivo che affronti non solo i reati penali, ma anche le inefficienze amministrative e le asimmetrie informative che generano danni concreti ai cittadini. Come detto in precedenza, c’è urgenza di un sistema informativo unico, la frammentazione dei software attuali crea zone di rischio gestionale che, pur non essendo necessariamente reati, rappresentano punti di debolezza strutturale”.

Nelle conclusioni, il presidente della Commissione Legalità, Domenico Rossi, ha sottolineato che “ di fronte a questi numeri e questi problemi è evidente che dobbiamo compiere un salto di qualità spostando il focus dai controlli ex-post, che intervengono quando il danno è ormai compiuto, a una strategia di prevenzione ordinaria. Va fatto innanzitutto per per tutelare il bene supremo del diritto alla salute: in un momento così delicato non possiamo permetterci sprechi di risorse. Per rendere efficace questa svolta servono una reale integrazione dei flussi informativi e la piena digitalizzazione delle procedure per far dialogare le banche dati, una trasparenza reale sulle liste d'attesa, il potenziamento degli uffici dell'anticorruzione regionale e un maggiore coordinamento tra i soggetti che si occupano di legalità e controlli. Valuteremo l'attivazione di un programma strutturato di audizioni".

All’incontro hanno partecipato i consiglieri Eugenio Zappalà (Fdi), Gianna Pentenero, Monica Canalis, Laura Pompeo, Daniele Valle (Pd), Silvio Magliano (Lista Cirio), il difensore civico Paola Baldovino, i componenti dell’Orecol Aurora Andrea Di Benedetto e Nicola Longo.

comunicato stampa

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