Digitale - 15 luglio 2026, 13:59

Tassazione delle criptovalute in Italia: la guida che (quasi) nessuno scrive

Chi investe in Bitcoin, Ethereum o in una qualsiasi delle centinaia di altcoin oggi disponibili si trova spesso davanti a un problema che precede persino l'analisi tecnica dei mercati: capire quanto, come e quando pagare le tasse. In Italia il tema della fiscalità sulle criptovalute resta uno degli argomenti meno approfonditi dall'informazione generalista, nonostante negli ultimi tre anni la normativa sia cambiata più volte e con effetti concreti sulle tasche di centinaia di migliaia di contribuenti.

Il quadro normativo attuale nasce con la Legge di Bilancio 2023, che ha inserito le plusvalenze da cripto-attività tra i "redditi diversi di natura finanziaria" previsti dall'articolo 67 del TUIR. Da lì in avanti, ogni manovra finanziaria annuale ha modificato in modo sensibile aliquote e soglie, generando non poca confusione tra chi si limita a comprare e vendere qualche centinaio di euro di Bitcoin all'anno.

Cosa è cambiato: addio soglia dei 2.000 euro

Fino al periodo d'imposta 2024 esisteva una franchigia: le plusvalenze complessive fino a 2.000 euro l'anno non erano fiscalmente rilevanti. Con la Legge di Bilancio 2025 questa soglia è stata abolita: dai redditi 2025 in poi, qualunque plusvalenza va dichiarata e tassata, anche se si tratta di poche decine di euro. È un cambiamento che ha colto impreparati molti piccoli investitori, abituati a considerare irrilevanti le operazioni di importo contenuto.

L'aliquota sale al 33% dal 2026

Il secondo cambiamento riguarda l'aliquota stessa. Fino ai redditi realizzati nel 2025 si applica ancora l'imposta sostitutiva del 26%, equiparando di fatto le cripto-attività agli altri strumenti finanziari. A partire dalle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026, invece, l'aliquota sale al 33%, rendendo le criptovalute una delle categorie di reddito finanziario più tassate in assoluto nel nostro Paese. Fa eccezione una categoria specifica: le stablecoin denominate in euro conformi al Regolamento MiCA restano tassate al 26% anche dopo il 2026, un regime differenziato pensato per non penalizzare gli strumenti più vicini, per natura e stabilità, alla moneta tradizionale.

L'opzione di rivalutazione al 18%

Per chi detiene portafogli consolidati da tempo, la Legge di Bilancio 2025 ha riproposto la possibilità di rideterminare il valore delle cripto-attività possedute alla data del 1° gennaio 2025, assumendo come nuovo costo fiscale il valore normale a quella data anziché il prezzo storico di acquisto. L'opzione comporta il versamento di un'imposta sostitutiva del 18% sul valore rivalutato. Per chi ha accumulato negli anni plusvalenze latenti molto elevate, specie su asset acquistati quando i prezzi erano nettamente più bassi, questo meccanismo può tradursi in un risparmio fiscale sostanziale rispetto al pagare il 33% sull'intera plusvalenza storica al momento della vendita. Va però soppesato con attenzione, perché richiede un esborso immediato di liquidità e non è recuperabile se il valore dell'asset dovesse successivamente scendere.

Perché in Italia se ne parla ancora troppo poco

Nonostante l'impatto diretto su centinaia di migliaia di contribuenti, la fiscalità delle criptovalute resta un tema di nicchia nell'informazione italiana, spesso liquidato in poche righe generiche o affrontato solo da riviste specialistiche di settore. È un vuoto informativo che lascia molti investitori, soprattutto quelli meno esperti, a orientarsi tra forum, gruppi Telegram e informazioni non sempre aggiornate rispetto all'ultima manovra di bilancio.

A colmare questo spazio ci prova CryptoNews.it, testata italiana dedicata all'attualità crypto, che dedica una sezione specifica agli approfondimenti su normativa e fiscalità, con guide aggiornate a ogni novità di legge e analisi pensate per chi vuole capire cosa cambia senza doversi districare da solo tra circolari e articoli del TUIR. Il fondatore ed Editore, Umberto Gelmini, segue da vicino l'evoluzione del quadro regolatorio italiano ed europeo, dal MiCA alla DAC8, con un taglio che punta a rendere accessibile a un pubblico non specialistico una materia altrimenti percepita come ostica.

Con un quadro normativo destinato a evolvere ancora nei prossimi anni, complice anche il progressivo allineamento alle regole europee sulla trasparenza fiscale e sullo scambio di informazioni tra Stati membri previsto dalla direttiva DAC8, informarsi correttamente non è più solo una questione di risparmio fiscale, ma una necessità concreta per chiunque detenga anche solo una piccola quota del proprio patrimonio in cripto-attività.

Staking, mining e airdrop: le zone grigie

Oltre alla compravendita, la normativa disciplina anche i proventi da staking, mining e airdrop, spesso trascurati da chi si limita a monitorare il proprio saldo su un exchange. I proventi da staking, in particolare, sono tassati sull'intero ammontare lordo percepito, senza possibilità di dedurre commissioni o costi di intermediazione trattenuti dalla piattaforma: un dettaglio operativo che genera spesso errori in dichiarazione, perché il dato "netto" mostrato dall'app dell'exchange non coincide con la base imponibile corretta.

A completare il quadro c'è l'obbligo di monitoraggio fiscale: le cripto-attività detenute su wallet o exchange esteri vanno indicate nel Quadro W (che ha sostituito il Quadro RW per questa categoria di beni), indipendentemente dal fatto che abbiano generato plusvalenze. Si aggiunge l'imposta di bollo, pari allo 0,2% del valore in euro delle criptovalute detenute al 31 dicembre di ogni anno.

 

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU