Confine - 02 luglio 2026, 10:00

Frontalieri, ore non pagate e clausole contestate: il caso scuote la ristorazione ticinese

Il sindacato Unia denuncia una situazione divenuta ormai comune in Svizzera

Frontalieri, ore non pagate e clausole contestate: il caso scuote la ristorazione ticinese

Sul lungolago di Locarno, dove i tavolini guardano l’acqua e il turismo sembra la promessa di un lavoro sereno, si nasconde una realtà molto diversa. Un ex dipendente di un ristorante della zona – uno dei quattro locali gestiti dalla stessa proprietà tra Locarno, Maggia e Paradiso – ha ottenuto dal giudice di pace oltre tremila franchi di arretrati. Il motivo? In un mese gli erano state riconosciute solo 80 ore, quando il piano di lavoro mostrava chiaramente che ne aveva svolte 215. A denunciare quanto accaduto è il sindacato Unia, che alcuni giorni fa è tornato sull’argomento che aveva già sollevato lo scorso anno. Un situazione, nel campo della ristorazione e dell’hotellerie, che riguarda in particolare la stagione estiva e che coinvolge anche i frontalieri italiani.

Secondo Unia, quello riportato non è affatto un episodio isolato. Negli ultimi anni il sindacato ha raccolto diverse testimonianze di dipendenti – molti dei quali frontalieri italiani – che raccontano ore mancanti, fogli firmati sotto pressione e retribuzioni ridotte rispetto alle ore effettivamente lavorate. In alcuni casi, le vertenze hanno portato al pagamento degli arretrati; in altri, i lavoratori hanno rinunciato per paura di perdere il posto o per bisogno immediato di liquidità.

Dopo le sconfitte in tribunale, la proprietà avrebbe introdotto un nuovo sistema: all’assunzione viene chiesto ai dipendenti stagionali di firmare una dichiarazione “spontanea” in cui affermano di non voler conteggiare personalmente le ore, delegando tutto all’azienda. Una formula che, secondo i sindacati, non ha alcun valore giuridico: i diritti salariali non possono essere ceduti. Non solo: nei nuovi contratti compare anche una penalità di 2.000 franchi per chi interrompe il lavoro prima del termine della stagione, e un premio di 500 franchi per chi resta fino alla fine. Anche questa clausola, secondo Unia, sarebbe priva di fondamento legale.

Nelle province di confine - come il Vco - dove migliaia di persone attraversano ogni giorno la frontiera per lavorare nella ristorazione ticinese, casi come questo non sono un dettaglio. La pressione stagionale, la necessità di un reddito stabile e la difficoltà di contestare un datore di lavoro all’estero rendono i lavoratori frontalieri particolarmente vulnerabili.

l.b.

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