“Le dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti al termine dell'incontro con la consigliera federale svizzera Karin Keller-Sutter non possono più soddisfare i territori di confine”. Lo afferma, in una nota, Lisa Molteni, segretaria dell’associazione Autonomia e Libertà. “La decisione del Canton Ticino di congelare 50,2 milioni di franchi svizzeri, pari a circa il 46% dell'ammontare complessivo dei ristorni destinati all'Italia, non è soltanto un incidente diplomatico: rappresenta il fallimento politico di un governo che ha scelto di intervenire sui frontalieri senza coinvolgere preventivamente i territori interessati”.
Prosegue Molteni: “Il governo italiano ha introdotto la cosiddetta tassa sanitaria sui vecchi frontalieri, un contributo compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, destinato a generare un gettito stimato in oltre 100 milioni di euro annui per la sola Lombardia. Era evidente fin dal primo giorno che una misura di questo tipo avrebbe generato tensioni con la confederazione elvetica e messo a rischio i rapporti istituzionali costruiti in decenni di collaborazione transfrontaliera”.
“Oggi il ministro Giorgetti si limita a parlare di dialogo. Francamente non basta. Il minimo che il Ministro dell'Economia, varesino e profondo conoscitore delle problematiche dei territori di confine - si legge ancora nella nota - dovrebbe fare è convocare con urgenza un tavolo permanente coinvolgendo: tutti i sindaci dei comuni di confine; i consiglieri regionali e provinciali dei territori interessati; le province di Varese, Como, Verbano Cusio Ossola e Sondrio; le associazioni dei frontalieri; le associazioni territoriali che da anni si occupano di confine; le organizzazioni sindacali italiane e svizzere; le categorie economiche e imprenditoriali; i rappresentanti della regione Lombardia e delle altre regioni interessate. Perché nessuno meglio di chi vive quotidianamente il confine può contribuire a costruire una soluzione”.
“Ed è altrettanto imbarazzante - sottolinea Molteni - assistere oggi alle levate di scudi di molti partiti, movimenti e perfino di alcune associazioni territoriali che per anni hanno assistito in silenzio all'erosione dei diritti dei frontalieri e all'indebolimento dei territori di confine. Chi oggi insorge avrebbe dovuto farlo dieci anni fa. Per troppo tempo il tema del frontalierato è stato gestito nell'immobilismo più totale, senza una visione strategica, senza una vera programmazione politica e senza costruire un fronte comune capace di difendere gli interessi del nord e dei territori di confine. Oggi raccogliamo i frutti di questa inerzia”.
“Come se tutto questo non bastasse - prosegue - dalle pagine della “Prealpina” assistiamo all'ennesimo paradosso politico. Il presidente Attilio Fontana e il segretario regionale della Lega Massimiliano Romeo chiedono che anche il nord possa beneficiare delle Zone Economiche Speciali. Richiesta assolutamente condivisibile. Peccato che le Zes per il Mezzogiorno siano state approvate proprio dal governo di cui la Lega fa parte. Se davvero la Lega riteneva strategico estendere tali strumenti anche al nord, ai territori di confine e alle province che subiscono quotidianamente la concorrenza fiscale e salariale svizzera, avrebbe dovuto pretenderlo in Parlamento al momento del voto. Lo stesso vale per il progetto Roma Capitale, al quale sono stati riconosciuti poteri speciali e risorse dedicate senza attendere la definizione dei Lep, mentre le regioni che hanno richiesto l'autonomia differenziata attendono ancora risposte. Ancora una volta il nord produce, versa risorse, sostiene il Paese e paga il conto. È arrivato il momento che qualcuno inizi finalmente a difenderlo nei fatti e non soltanto attraverso dichiarazioni sui giornali”.





