"Su Piedimulera il sindaco di Verbania ha acconsentito, quello di Domodossola ha presentato ricorso al Tar, ma non è stata convocata la Conferenza dei sindaci. Abbiamo un problema". Lo ha detto il senatore Enrico Borghi nel suo intervento al convegno di Casa Riformista dedicato al tema Sanità, il futuro della salute tra pubblico e privato. "L'unico che ha ascoltato il territorio è stato il sindaco di Omegna", ha aggiunto, riferendosi a Daniele Berio, presente tra il pubblico.
Tornando sulla questione dell'ospedale unico di Piedimulera, Borghi ha osservato: "Non ho ancora visto l'atto con il quale la Regione trasferisce i 200 milioni destinati alla ristrutturazione degli ospedali Castelli e San Biagio al nuovo ospedale unico. Né mi risulta che questa decisione sia stata comunicata al Ministero della Salute". Il motivo, secondo il senatore, è semplice: "I 200 milioni non bastano e non sanno come reperire le risorse necessarie. Sperano che la Corte dei Conti conceda altro tempo". Da qui il giudizio politico: "Abbiamo perso quindici anni. Un ritardo del quale portano la responsabilità politici, con nomi e cognomi, e partiti".
In apertura del suo intervento Borghi aveva lanciato un duplice messaggio: "Su certi argomenti ci stiamo anestetizzando. Stanno accadendo cose che, in passato, anche a livello territoriale avrebbero suscitato ben altre reazioni".
Il secondo messaggio era rivolto agli alleati del centrosinistra: "Non ci siamo offesi per non essere stati invitati all'assemblea organizzata a Domodossola lo scorso maggio con Movimento 5 Stelle e Avs. Ma se i sondaggi attribuiscono alla coalizione il 42%, non basta per vincere: bisogna superare il 50%. Per questo è importante che nel Consiglio comunale di Verbania si sia costituito il gruppo Casa Riformista".
Il segretario provinciale Massimo Bocci ha spiegato il senso dell'incontro: "Siamo qui per riflettere su cosa accade al cittadino in un sistema pubblico-privato che, nel nostro territorio, potrebbe portare alla nascita di un ospedale unico".
Più critica la senatrice Anna Maria Furlan, già segretaria generale della Cisl: "La riforma del ministro Schillaci è morta ancora prima di nascere. Se ci sono tagli draconiani, il diritto alla salute viene meno. Molti degli oltre 100 mila giovani che ogni anno emigrano dall'Italia hanno competenze sanitarie. Durante il Covid, con il ministro Speranza, erano stati introdotti miglioramenti contrattuali. In quattro anni il governo Meloni ha tolto alla sanità 20 milioni di euro. Le Case di comunità, che dovrebbero risolvere il problema della sanità territoriale, non funzionano perché manca il personale. Schillaci ha pensato di ovviare alla carenza coinvolgendo i medici di medicina generale, ma senza consultarli".
La consigliera regionale Vittoria Nallo ha rivendicato come un successo di Italia Viva la scelta dell'ospedale unico: "Un ospedale che avrà tutte le specializzazioni. Abbiamo contrastato la Lega, che continuava a sostenere la possibilità di mantenere i due Dea, nonostante fosse una soluzione esclusa dallo stesso Ministero".
Il dottor Luca Giovannella, che dopo gli inizi della carriera a Varese ha maturato esperienze professionali in Svizzera e nei Paesi Bassi, è stato invitato a raccontare il proprio percorso e a confrontare i sistemi sanitari nei quali ha lavorato. "All'estero decide il consiglio di amministrazione e la politica si adegua. Per rafforzare la medicina territoriale bisogna prima risolvere il problema dei contratti e finanziare adeguatamente il sistema. In Italia i problemi non sono soltanto politici, ma anche antropologici: serve un cambiamento di mentalità. È anche per questo che recentemente ho rifiutato un'offerta economicamente molto vantaggiosa per rientrare a Milano. All'estero mi sono abituato a lavorare in modo diverso".
A chiudere il convegno è stato il segretario regionale della Cisl, Luca Caretti, che ha puntato il dito contro la scarsa crescita economica del Piemonte: "Se l'economia non cresce a sufficienza, è difficile trovare le risorse per investire nella sanità. Un'altra possibilità sarebbe ricorrere ai finanziamenti europei, al cosiddetto debito buono per la sanità, ma persistono troppe remore politiche. Basti pensare al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità".







