Attualità - 16 giugno 2026, 19:10

Lago d’Orta sempre più caldo: ecosistema in trasformazione tra specie invasive e ritorno dei pesci autoctoni

Cusio 2030 certifica un aumento di oltre 2°C dagli anni Settanta: il riscaldamento favorisce il gambero della Louisiana, mentre il ripopolamento riporta specie ittiche scomparse

Lago d’Orta sempre più caldo: ecosistema in trasformazione tra specie invasive e ritorno dei pesci autoctoni

Il Lago d’Orta sta vivendo una trasformazione profonda del proprio ecosistema. Negli ultimi cinquant’anni la temperatura delle acque è aumentata di oltre due gradi, un segnale evidente degli effetti del cambiamento climatico sui laghi prealpini e sugli equilibri biologici che li caratterizzano.

A documentarlo sono i risultati finali di Cusio 2030, il progetto triennale avviato nel 2023 con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e il coinvolgimento della Provincia di Novara, dell’Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, del CNR IRSA e dell’associazione Amici del Fermi. Il programma ha potuto contare su un finanziamento complessivo di 340 mila euro.

Le rilevazioni effettuate grazie alla boa limnologica installata nel lago, integrate con i dati di Arpa e CNR IRSA, confermano una tendenza ormai consolidata: dagli anni Settanta la temperatura dell’acqua è cresciuta stabilmente, con oscillazioni stagionali ma con un incremento medio superiore ai 2°C. Un cambiamento che sta incidendo in modo diretto sulla stabilità dell’ecosistema e sulla capacità del lago di mantenere il proprio equilibrio naturale.

Secondo gli studiosi, questo scenario rende il bacino più vulnerabile e più esposto alla diffusione di specie non autoctone. Tra queste, particolare attenzione è rivolta al gambero rosso della Louisiana, la cui presenza risulta in aumento. Il crostaceo, altamente invasivo, compete con le specie locali per le risorse alimentari e contribuisce alla riduzione della vegetazione acquatica e dei canneti, fondamentali per la riproduzione di molte specie ittiche. L’espansione è favorita anche dall’assenza di predatori naturali e dal progressivo innalzamento delle temperature.

Accanto a questo fenomeno si osserva una contrazione delle zone umide costiere e un incremento della pressione antropica lungo le rive rispetto ai rilievi effettuati nel 2010, elementi che aggravano ulteriormente la fragilità dell’habitat.

Nonostante il quadro critico, il progetto ha prodotto anche risultati positivi sul fronte della biodiversità. Sono stati infatti reintrodotti circa 430 mila esemplari tra uova embrionate, avannotti e giovani pesci appartenenti a quattro specie storicamente presenti nel lago e successivamente scomparse: trota marmorata, luccio italico, agone e pigo. Le operazioni di ripopolamento sono state condotte dal CNR IRSA in collaborazione con le associazioni di pescatori locali.

Per favorire l’attecchimento delle specie reintrodotte, nel 2025 sono state collocate sei strutture sommerse in legno, progettate come rifugi e aree di riproduzione. I monitoraggi effettuati anche tramite droni e immersioni scientifiche hanno evidenziato segnali incoraggianti sulla loro efficacia.

Le analisi ambientali hanno inoltre rilevato la presenza diffusa di microplastiche in tutti gli affluenti del lago, principalmente fibre e frammenti di polietilene e polipropilene legati soprattutto agli imballaggi. Tuttavia, le concentrazioni rilevate risultano in linea con quelle di altri laghi italiani e al di sotto delle soglie considerate critiche.

Per gli enti coinvolti, Cusio 2030 rappresenta un modello di gestione integrata del territorio. Il progetto si inserisce infatti nel più ampio Contratto di Lago del Cusio, che coinvolge circa 140 realtà locali. Tra il 2024 e il 2026 sono stati attivati anche percorsi di educazione ambientale che hanno raggiunto circa 2 mila studenti, 40 docenti e 32 stagisti.

Secondo le stime elaborate dall’Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, gli interventi messi in campo potrebbero produrre anche ricadute economiche positive, con un possibile aumento delle licenze di pesca dilettantistica e una crescita stimata tra il 15 e il 20% nei prossimi anni.

a.f.

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