(Adnkronos) - Un topo selvatico 'indiziato speciale' per l'infezione da hantavirus. Ma anche l'Italia deve preoccuparsi e iniziare a temere i ratti in città? A risponde all'Adnkronos Salute è Giovanni Cattoli, direttore sanitario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IzsVe)
Gli hantavirus, spiega, "li conosciamo e non sono nuovi, qui in Europa si studiano da tempo. Il virus Andes
è l'unico tra questi, al momento, che ha sempre dimostrato che è in grado di dare anche infezioni che si trasmettono da uomo a uomo mentre gli altri - pur avendo capacità di infettare l'uomo - non hanno una tramissione interumana. La vicenda della nave da crociera ha dimostrato che possono avvenire, ma non sono virus che hanno un'efficiacia di trasmissione come, ad esempio, quella che ha l'influenza. Nel caso degli hantavirus ci vuole un contatto stretto e prolungato. Per quanto riguarda gli hantavirus in Europa, anche nel loro caso il serbatorio-animale è il roditore, ma parliamo di specie diverse rispetto a quello selvatico" come il coliargo - che sembra essere il principale indiziato per il presunto contatto, durante una escursione a Usuaiha, della coppia di passeggeri olandesi della Mv Hondius risultati poi positivi e deceduti - che "non è presente in Europa e in Italia".
Gli hantavirus sono virus zoonotici a Rna diffusi a livello globale e responsabili di malattie potenzialmente gravi e letali. "All'interno di questo genere sono state identificate oltre 20 specie virali. Il principale serbatoio è costituito dai roditori, dai quali il virus viene trasmesso alle persone soprattutto tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate - riporta la circolare del ministero della Salute dedicata proprio alla gestione degli hantavirus -. Diversi studi hanno documentato la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per altri ceppi di hantavirus associati a febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs) o nefropatia epidemica (Ne). In particolare, in Trentino sono stati rilevati anticorpi anti-Puumala virus (Puuv) nello 0,4% dei Clethrionomys glareolus e anti-Dobrava virus (Dobv) nello 0,2% degli Apodemus flavicollis. In ambito umano, sono stati segnalati in Italia solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all’estero o in aree transfrontaliere, principalmente sostenuti da Puuv e Dobv in contesti europei e associati al virus Sin Nombre (Snv) in alcuni casi importati dalle Americhe".
Sulla possibilità che i topi di città come Roma o Milano diventino il serbatoio di hantavirus, il direttore sanitario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie è categorico: "Non è possibile, perché la stragrande maggioranza dei roditori interessati dall'hantavirus è di campagna, tanto è vero che finora sia da un punto di vista di ritrovamento nei 'serbatoi' (animali), sia i casi segnalati in Europa, sono sempre roditori selvatici che hanno avuto contatti con persone in ambiente agroforestale. Non sono a conoscenza - conclude l'esperto - di infezioni in Europa in ambienti urbani, ma ci sono dei casi di boscaioli o guardie forestali infettati dall'hantavirus nelle forme del 'Vecchio continente', diciamo". Su quale scenario dovremmo aspettarci dal focolaio della nave da crociera, "altri positivi potrebbero saltar fuori", avverte il direttore sanitario IzsVe, ma "credo che saranno i passeggeri della nave che hanno condiviso un ambiente ristretto per molti giorni e non altri contatti".





