In occasione del presidio per la Palestina tenutosi a Verbania sabato 9 maggio, cittadini e attivisti hanno ribadito la propria opposizione alle guerre in Medio Oriente e alle gravissime violazioni del diritto internazionale denunciate negli ultimi mesi. Durante la mobilitazione è stato organizzato un flash mob per chiedere l’immediata liberazione di Thiago Ávila e Sayf Abukeshek, attualmente detenuti nel carcere israeliano di Ashkelon dopo il blocco di alcune imbarcazioni della Freedom Flotilla in acque internazionali. Secondo gli organizzatori del presidio, la detenzione dei due attivisti e il sequestro delle imbarcazioni non sarebbero legittimati da alcuna norma internazionale. Particolare preoccupazione è stata espressa per le condizioni di Sayf Abukeshek, che avrebbe iniziato uno sciopero della sete e le cui condizioni starebbero peggiorando rapidamente. Entrambi gli attivisti sarebbero inoltre sottoposti a continui interrogatori particolarmente pesanti.
Nel corso dell’iniziativa, i partecipanti hanno rilanciato la richiesta che il comune di Verbania e il Governo italiano assumano una posizione chiara rispetto al conflitto in corso, chiedendo: il riconoscimento dello Stato di Palestina; la sospensione degli accordi di cooperazione tra Unione Europea e Israele; la liberazione dei prigionieri politici palestinesi; la condanna della legge israeliana che introduce la pena di morte; l’attivazione della protezione diplomatico-consolare per le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla ancora in mare e dirette verso la Turchia.
Gli organizzatori denunciano inoltre le conseguenze economiche e sociali delle guerre in Medio Oriente, sottolineando come l’instabilità internazionale e il blocco dello Stretto di Hormuz possano avere ricadute dirette anche sulle famiglie italiane, con aumenti dei costi energetici e dei beni essenziali.
Nel documento distribuito durante il presidio, gli attivisti hanno anche espresso forte preoccupazione per le condizioni dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, citando le testimonianze raccolte da Amnesty International su maltrattamenti, torture e negazione di cure mediche adeguate. La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane con nuove iniziative pubbliche: è stata annunciata la partecipazione alla manifestazione nazionale del 16 maggio e lo sciopero generale previsto per il 18 maggio. “Non in nostro nome” è lo slogan scelto dal presidio per ribadire la contrarietà alla guerra, alle violazioni del diritto internazionale e a ogni forma di complicità politica ed economica con il conflitto in corso.





