Il tavolo di coalizione di centro sinistra di Verbania - composto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Verbania si prende cura e Volt - torna sul tema della sanità territoriale, e in particolare sulla prossima inaugurazione della Casa di Comunità cittadina. I rappresentanti del centrosinistra chiedono all’amministrazione delucidazioni sul progetto e sulla sua gestione, in un momento storico di profonda crisi della sanità. Di seguito la nota:
“È nota la crisi della medicina territoriale, che vede nel Vco oltre 20mila persone senza medico di famiglia, di cui più della metà nell’area del Verbano. Questa è una grave lesione del diritto alla salute sancito dalla Costituzione che ha conseguenze a breve e lungo termine sul benessere e la serenità delle persone, perché riguarda la prevenzione e la cura di ciò che altrimenti diventa urgenza.
Ora, un importante tassello della nuova configurazione dei servizi di medicina territoriale sono le Case di Comunità: strutture fisiche del Servizio Sanitario Nazionale, previste e finanziate dal Pnrr, che fungono da punto di riferimento unico e di prossimità per l'assistenza sanitaria e sociosanitaria. Promuovono un approccio multidisciplinare, integrando medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia e specialisti per gestire cronicità e prevenzione, riducendo gli accessi impropri ai pronto soccorso.
L’8 maggio prossimo, alla presenza dell’assessore regionale Federico Riboldi (ricordiamo, la sanità è materia regionale), è prevista l’inaugurazione della Casa di Comunità di Verbania, presso la sede dell’Asl di Sant’Anna, perché ultimati i lavori di ristrutturazione. Ma, ritoccati i muri e imbiancate le pareti, domandiamo: qual è il progetto? Quali servizi e quali risorse di personale saranno a disposizione?
Affinché la Casa di Comunità possa funzionare, ci devono essere innanzitutto medici e infermieri di comunità. Per rendere superfluo l’accesso al Dea, la Casa di Comunità deve essere dotata di un punto prelievi, un ambulatorio polivalente ecografia, deve esserci la possibilità di effettuare medicazioni, esami radiologici, Ecg. E deve essere garantita l’apertura tutti i giorni, festivi compresi e per tutte le 24 ore. Non è chiaro come tutto questo verrà garantito. E, in questo contesto, quale sarà la risposta non emergenziale ai cittadini senza un medico di medicina generale.
In questi mesi di lavoro abbiamo dialogato con i medici di medicina generale del nostro territorio, risorsa, scarsa e preziosissima, sulla quale si regge il fragilissimo sistema della medicina territoriale, che dovrebbero essere coinvolti, ascoltati, valorizzati e resi attivamente partecipi nell’implementazione di questo progetto. Invece, segnalano, che non sono al corrente di nulla. Hanno dovuto costituire le Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali), come puro adempimento di un obbligo formale che nulla trasforma. Le Aft, che invece dovrebbero essere un tassello della nuova organizzazione della sanità territoriale, previste al fine di promuovere la collaborazione in rete dei medici di medicina generale per garantire assistenza continua e migliorare la presa in carico dei pazienti, condividendone cartelle cliniche e percorsi di cura.
La sensazione è che un pervicace e colpevole sonnambulismo caratterizzi chi condivide la responsabilità di amministrare attivamente questa transizione e condurci fuori da questa crisi. Con il rischio portarci a perdere ulteriori, nuove occasioni. Invitiamo i cittadini a suonare la sveglia e porre insieme a noi queste domande in tutte le prossime occasioni pubbliche”.





