Da quest'anno la Coppa Piemonte non si svolgerà più. Dopo venticinque anni di attività si chiude un capitolo importante del ciclismo amatoriale piemontese, legato in modo indissolubile al nome di Renato Angioi, ideatore e presidente del circuito nato nel 1999 e diventato nel tempo un punto di riferimento per migliaia di appassionati. Una serie di tappe, tra Piemonte e Lombardia, per un circuito che era stato tra i più longevi d'Italia, con le granfondo in luoghi meravigliosi che per oltre due decenni hanno impegnato tantissimi ciclisti amatoriali. Poi, le cose hanno iniziato a cambiare: “I numeri sono andati scemando subito dopo il Covid in maniera impietosa - spiega Angioi -. In un quarto di secolo la Coppa Piemonte ha registrato 5.367 abbonati, per un totale di 15.000 gare disputate. Sono stati percorsi oltre 15 milioni di chilometri, l’equivalente di 398 volte il giro della Terra. Numeri che raccontano una stagione straordinaria di partecipazione, passione e organizzazione”.
“Ci sono stati forti incentivi per l’acquisto di biciclette elettriche - prosegue -. C’è stata una disaffezione nei confronti del cicloturismo tradizionale. E poi ci sono le questioni economiche: partecipare a una tappa ha costi non indifferenti, tra iscrizione, trasporto e pernottamento”.
La passione, precisa Angioi, “c’è ancora, ma è cambiata”. Oggi molti scelgono la bici in modo diverso: “Con l’elettrica si esce in famiglia, si vive la domenica in modo più leggero. Non si parte più all’alba per fare una gara o un circuito, ma si pedala per stare insieme”. Un interesse che si è diversificato e che ha inevitabilmente ridotto la partecipazione alle manifestazioni strutturate.
Il problema, secondo lui, è più ampio e riguarda l’intero movimento nazionale: “Il ciclismo amatoriale è in crisi. Si cercano alternative alla Granfondo, si propongono percorsi cicloturistici per tutti, cronometro, mediofondo, ma la partecipazione non è più quella di una volta”. Manca anche il traino mediatico. “In Italia manca il grande campione di turno, quello che fa appassionare la gente comune. Oggi - osserva - gli sport che vanno di moda sono altri, il tennis con Jannik Sinner, per esempio. Gli interessi sportivi sono ciclici, i ragazzi seguono i grandi campioni. In questo momento il ciclismo non offre una figura capace di trascinare le masse”.

Il suo sguardo torna poi indietro nel tempo. Nel 1971 Angioi diede vita alla prima società ciclistica amatoriale della provincia di Novara. “A quell’epoca c’era una passione smodata nei giovani. Oggi non vedo la stessa voglia di fare sacrifici”. In Ossola, sottolinea, “è rimasto soltanto il Pedale Ossolano. Una volta c’erano molte più società”. Il ciclismo, ricorda, “richiede tempo, allenamento, dedizione. Senza un campione che ispiri, è difficile coinvolgere i ragazzi”.
La Coppa Piemonte, di cui è stato l'anima, non è stata soltanto sport. È stata anche solidarietà concreta. Per anni sono stati versati 8.000 euro all’anno a favore di Ugi - Unione genitori italiani contro il tumore dei bambini; negli ultimi anni le stesse cifre sono state destinate all’istituto di Candiolo. In totale oltre 250mila euro devoluti in beneficenza. “Non solo divertimento e sport, ma anche tanta solidarietà”, tiene a precisare.

Per il suo impegno nella promozione dei valori sportivi e per lo spirito solidale, nel 2008 Angioi è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi. Oggi, a 77 anni, ha scelto di fermarsi. “È il momento di dedicare tempo a me stesso e alla mia famiglia”. L’associazione è stata chiusa, il furgone donato alla Pedale Ossolano, le risorse residue devolute a Ossola Bike, scuola di mountain bike del territorio. Un gesto coerente con la sua storia personale: già in passato, alla chiusura della sua società, Angioi aveva devoluto 16mila euro di utili in beneficenza. “Se qualcuno avrà bisogno di un aiuto saltuario, ci sarò”, assicura. Ma il capitolo organizzativo per lui si chiude qui. E con la fine della Coppa Piemonte si spegne un’esperienza che ha segnato un’epoca del ciclismo amatoriale piemontese. Resta l’eredità di un uomo che ha creduto nello sport come passione, sacrificio e impegno.







