L’Italia è il Paese più anziano d’Europa: secondo Eurostat, l’età media degli italiani ha raggiunto i 49,1 anni e quasi un quarto della popolazione (24,7%) ha più di 65 anni. Un fenomeno che non è solo demografico, ma ha un impatto diretto sulla domanda di assistenza sanitaria, con cronicità e fragilità in crescita costante.
Se la popolazione invecchia, lo stesso accade tra gli infermieri italiani. I dati della Fondazione Gimbe evidenziano che oltre il 50% dei professionisti dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale ha più di 50 anni: la fascia 51-55 anni rappresenta il 18,2%, quella 56-60 anni il 16,14%, mentre solo il 3,16% ha meno di 25 anni. L’età media degli infermieri italiani sfiora i 56-57 anni, circa 15 anni più alta rispetto ai principali partner europei come Germania (40,6 anni), Spagna e Regno Unito (43 anni), Paesi Bassi (42 anni).
Questo invecchiamento della professione si intreccia con l’aumento delle patologie croniche tra la popolazione: diabete, scompenso cardiaco, BPCO e fragilità geriatrica richiedono monitoraggio costante e presa in carico continuativa. Oltre il 40% degli over 65 convive con almeno due patologie croniche, aumentando il carico assistenziale. La letteratura scientifica segnala inoltre una prevalenza superiore al 60% di disturbi muscolo-scheletrici tra gli infermieri, tra cui lombalgia, esacerbata da turni prolungati e movimentazione pazienti.
La questione si aggrava guardando al futuro: tra il 2026 e il 2030 sono previsti oltre 66.000 pensionamenti, a fronte di nuove immissioni insufficienti a compensare le uscite. Solo nel 2025 circa 6.000 infermieri hanno lasciato il Paese verso l’estero. La riduzione delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica (-11% nell’ultimo anno accademico e dimezzamento delle domande rispetto al 2010) contribuisce ulteriormente al vuoto generazionale.
«Se siamo la popolazione più anziana d’Europa – sottolinea Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up – abbiamo anche tra gli infermieri più anziani del continente. Questo doppio invecchiamento mette sotto pressione il nostro sistema sanitario: i bisogni assistenziali aumentano, ma la forza lavoro si avvicina rapidamente alla pensione».
De Palma lancia un allarme chiaro: «Senza un piano straordinario di assunzioni, una valorizzazione economica reale della professione e un ricambio generazionale oggi inesistente, il nostro SSN rischia di trovarsi scoperto proprio nel momento di massima pressione demografica. I numeri non mentono: è una questione di tenuta del sistema».





