L’associazione culturale LetterAltura lancia “Dialogo con tè”, un ciclo di incontri all’ex Palazzo Pretorio di Verbania per accompagnare il pubblico verso la ventesima edizione del Festival Lago Maggiore LetterAltura. Gli incontri, cinque in totale, si tengono dal 26 febbraio al 25 giugno, ogni ultimo giovedì del mese alle 17.00 in piazza Ranzoni. Il formato è quello del dialogo a più voci: due autori e due giornalisti a condurre la conversazione, un pubblico ristretto e una tazza di tè a scandire il ritmo del confronto.
Il filo conduttore riprende il tema del Festival 2026, “Venti d'avventura", e lo declina su cinque versanti. Se un tempo l’avventura evocava terre inesplorate e imprese alpinistiche, oggi si sposta nei territori digitali, nel corpo spinto al limite, nei viaggi in luoghi già mappati, nei percorsi obbligati di chi attraversa confini per necessità.
Il primo appuntamento, giovedì 26 febbraio, si intitola “Cosa cerca chi sale?” e riporta lo sguardo alla montagna da una prospettiva contemporanea: non più soltanto cronaca di conquiste, ma racconto di trasformazioni interiori, dove il limite fisico diventa soglia esistenziale. Protagonisti l’antropologa alpina Irene Borgna e lo scrittore, giornalista e alpinista Enrico Camanni, che dialogano con i giornalisti Andrea Dallapina e Clemente Mazzetta.
Si prosegue poi il 26 marzo con “Ai confini delle terre digitali”, per esplorare il codice come territorio e l'algoritmo come nuova mappa: server, piattaforme, metaversi e identità digitali come luoghi di esplorazione. Il 30 aprile “50 sfumature di viaggio” per interrogarsi sul senso del viaggio oggi: perdersi volontariamente, rallentare, guardare con occhi nuovi luoghi apparentemente già visti, ripensare il rapporto tra turismo, responsabilità e narrazione. Il 28 maggio “L’invasione degli ultracorpi”, che riunisce atleti estremi, performer e sperimentatori del limite fisico per un dialogo su ultramaratone, discipline estreme e confini biologici, mentali ed etici del corpo. Infine, il 25 giugno “Destinati all’avventura chiude il ciclo con reporter, operatori umanitari e mediatori culturali invitati a riflettere sulle nuove odissee contemporanee: i confini attraversati per sopravvivere e le identità che si ricostruiscono altrove.





