Il dottor Giorgio Tigano, medico e consigliere comunale di Verbania, torna sul tema della riorganizzazione della sanità del Vco, esprimendo ancora una volta perplessità sulla scelta della regione di realizzare un nuovo ospedale unico a Piedimulera e di riconvertire gli ospedali di Domodossola e Verbania.
Tigano parla di un “progetto non adeguato al territorio, costoso e difficilmente funzionale. In precedenti considerazioni si erano sottolineate le criticità più evidenti conseguenti alla chiusura, ribattezzata "riconversione", degli ospedali di Domo e Verbania; criticità legate al territorio a specificità montana, alle difficoltà di comunicazione, alla carenza di assistenza nel territorio, alla enorme difficoltà di reperire il personale medico e sanitario per coprire i futuri servizi sia ospedalieri che territoriali, tutte situazioni che si ripercuoteranno sulla vita dei cittadini, sia pazienti che familiari, che dovranno affrontare difficoltà ed enormi disagi per far valere il proprio diritto alle cure. Sul piano - sottolinea - esistono fondati dubbi di coerenza. Il più evidente è l’interpretazione riduttiva che identifica l’imposizione di un solo Dea con l’obbligo di disporre di un solo ospedale. Il ministero ha detto no a due Dea e non certamente alla presenza di due ospedali”.
Per quanto riguarda l’ospedale unico a Piedimulera, Tigano commenta: “Al di là della criticità di accesso, che è un dato incontestabile, un Dea di 1 livello così decentrato non rappresenterebbe il punto di primo contatto di tutta l'area sud del Vco che tra l'altro supporta la presenza di 3 milioni di turisti l'anno. Le condizioni viarie, specie d'inverno, comportano dalle zone montane e periferiche tempi di accesso superiori ad un'ora. I pazienti di questi territori, a parte gli accessi programmati con 118, comprensibilmente affolleranno l'annunciato pronto soccorso di Verbania per il quale sarà necessaria una dotazione di personale e attrezzature adeguate a reggere l'urto e garantirne l'efficienza. Si dovrà provvedere anche ad un aumento delle ambulanze (anche medicalizzate) per il trasferimento di pazienti critici al mega ospedale. Non risulta che la regione abbia avviato uno studio per accertare necessità logistiche e di risorse umane. Manca nel progetto uno studio preliminare e dettagliato di servizi, attrezzature e personale necessario alle riconvertite strutture di Verbania e Domodossola. In questo scenario problematico si inserisce appunto la cosiddetta "riconversione" degli ex ospedali Castelli e San Biagio. Già il fatto che la regione senta la necessità di mantenerli a supporto di Piedimulera la dice lunga sulla convinzione che la mega struttura sia sufficiente ai fabbisogni del territorio”.
“Sulla riconversione - prosegue Tigano - si fatica a riscontrare coerenza con il decreto sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Le due storiche strutture di Domodossola e Verbania, pesantemente declassate rispetto a oggi, non avranno né le caratteristiche di ospedale di comunità né di casa della comunità. È evidente che San Biagio e Castelli "riconvertiti" confermano senza ombra di dubbio che l'ospedale unico non può esaudire le richieste in campo diagnostico specialistico né in termini di emergenza urgenza”.
Sottolinea ancora il medico e consigliere: “Ma esiste un altro problema, già accennato, che pare gli esperti non prendano in considerazione: trattasi del grave problema del personale necessario aggiuntivo per far funzionale le strutture di Domodossola e Verbania. Solo il punto di soccorso di Verbania, come denominato, ha bisogno di una presenza sia medica che chirurgica, di adeguato personale infermieristico, attrezzature diagnostiche con personale in grado di gestirle, un laboratorio di emergenza h24, una astanteria di osservazione e tutto quant'altro utile alla stabilizzazione di un paziente clinicamente critico prima di inviarlo a Premosello ove il Dea dovrà garantire assistenza pressoché doppia rispetto ad ora. Sono stati fatti bene i conti di tutto il personale necessario prima di proporre un sistema così complesso? Quanto ai costi, tra strutture e personale, è meglio soprassedere: ci sono tutti i presupposti per mettere definitamente in crisi il sistema sanità del Vco”.
“Ancora più impegnativa - prosegue Tigano nella sua analisi - la proposta di assistenza territoriale che sta attraversando una grave crisi per la carenza di medici di famiglia che lo stesso sistema sta contribuendo a far scomparire nella loro specificità di medico di fiducia della persona. Elemento di raccordo tra reparti ospedalieri, pronto soccorso e territorio sarà l’ospedale di comunità in via di realizzazione a Gravellona Toce, un secondo probabile sarà ospitato al Castelli. Il grosso dubbio, vista la attuale situazione critica, è: come sarà organizzata l'assistenza dei medici di base? Saranno tenuti ad avere un lo studio esterno con disponibilità alle "domiciliari" o potranno esercitare l'assistenza ai propri assistiti nella Casa della Comunità? Non è un quesito da poco se il pubblicizzato concetto di prossimità dei servizi sanitari ha un valore. Al momento la maggior parte dei piccoli comuni e molte popolate frazioni non ha un punto di riferimento sanitario proprio a scapito della prossimità”.
Dunque secondo Tigano, in sintesi, “da un esame della situazione generale descritta appare molto improbabile che un sistema sanitario così complesso possa reggere: sia per la mancanza di personale, sia per i costi da sostenere. Evidentemente per gli estensori del piano questi dettagli non sono preventivamente presi in considerazione”. La soluzione, secondo il medico, sarebbe dunque necessario “rinunciare definitivamente al progetto di ospedale unico e tornare alla ristrutturazione dei due ospedali San Biagio e Castelli”, oltre a riattivare i reparti di lungodegenza e riabilitazione”. Tra le soluzioni individuate per la sanità territoriale, “riportare i massimali obbligatori a 1800 unità per i medici di base fino al superamento della crisi, tornare a favorire l’associazionismo medico, localizzare i servizi ambulatoriali dei medici presso gli ospedali, favorire l’inserimento di nuovi medici di base e stare le case della salute periferiche di una piccola astanteria”.





