A pochi giorni dall’annuncio, da parte della regione Piemonte, dell’individuazione di Piedimulera come area per la costruzione del nuovo ospedale del Vco in seguito ad uno studio effettuato dal Politecnico di Torino - tema che ha sollevato entusiasmi, polemiche e dibattiti in tutta la provincia - anche il dottor Giorgio Tigano, medico e consigliere comunale di Verbania con delega alla sanità territoriale, dice la sua. Tigano ha sempre sostenuto l’ipotesi di riqualificazione degli ospedali già esistenti sul territorio. Di seguito le sue considerazioni.
“Non ho avuto modo di leggere le motivazioni del Politecnico di Torino, il quale ha dato un parere tecnico su 6 possibilità di siti adeguati per un unico ospedale. Ritengo che sia una decisione tecnica ma non necessariamente vincolante per la regione Piemonte, la quale l'anno scorso aveva optato, come ritengo giusto e funzionale, per la ristrutturazione degli ospedali San Biagio e Castelli. Darò anche io una valutazione su dati oggettivi. Territorio montano, viabilità difficile e spesso ai limiti della percorribilità nei mesi invernali; inoltre, a fronte di: una popolazione sparsa (densità 68 ab/kmq) con oltre 15.000 abitanti in aree montane disagiatissime e di accessi turistici di oltre 3.000.000 di presenze l'anno, quasi tutte concentrate nella zona costiera, la presenza di un solo nosocomio sia assolutamente insufficiente ed azzardato per garantire la massima sollecitudine nella gestione dell'assistenza e delle emergenze.
È il caso di sottolineare che il Dm 2 Aprile 2015 (allegato 1 punto 9.2.2) prevede la presenza di un secondo presidio ospedaliero per le zone disagiate da integrare nella rete ospedaliera di base con ospedale Spoke e Dea di I livello. Lo stesso decreto, oltre al “parametro popolazione”, impone di valutare il tempo di accesso ad un ospedale sede di Dea con un limite di 60 minuti di percorrenza. Il Vco risponde per caratteristiche a questa tipologia di territorio. La presenza di due ospedali è assolutamente concordante con i canoni e lo spirito del Dm 2/4/2015.
Al di là di queste considerazioni difficilmente contestabili, non convincono le motivazioni riferite alla carenza di personale medico e paramedico e all’efficienza, che sarebbero superate con un ospedale unico per le seguenti motivazioni:
Tutto il personale medico e paramedico sarebbe assorbito dall'ipotetico ospedale unico. Ma bisogna tenere presente che i due attuali ospedali (3 con Omegna) svolgono la quasi totalità delle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali utilizzando proprio il personale interno. Pensare di centralizzare tali attività in un unico nosocomio è impensabile per una provincia come la nostra, con gravissimo disagio per la popolazione e prevedibile intralcio alla assistenza. La regione dovrebbe dunque attivare attività ambulatoriali e diagnostiche in almeno due punti della provincia: ma a questo punto con quale personale medico e paramedico, già impegnato e indispensabile per l'ospedale unico? Impossibile reperire personale in numero adeguato! La situazione è ulteriormente aggravata dalla crisi dell’assistenza territoriale, oggi estremamente carente per grave carenza di medici di base operanti in gruppo presso le Case della Salute e il cui accesso è sempre condizionato da appuntamenti gestiti da personale di segreteria. Viene così compromessa sia la presenza di studi medici accessibili nel territorio, sia la valutazione del medico di famiglia scelto, che solo con la conoscenza del malato ed il contatto diretto può valutare necessità ed interventi interventi solleciti ambulatoriali o domiciliari.
In una rivoluzione globale dell'assistenza sanitaria ospedaliera e territoriale, messa in opera in un momento di grave crisi di personale, ritengo azzardato parlare di ospedale unico. È come voler costruire un grattacielo senza fondamenta, e le fondamenta indispensabili sono un’assistenza territoriale efficiente. Al momento questa è tutta da rivedere per punti accesso, personale, attività da svolgere, reparti di post acuti, riabilitazione e lungodegenza. Fermo restando che le caratteristiche del nostro territorio non possono prescindere dalla presenza di due ospedali pubblici, secondo lo spirito del Dm 2015.
Il mio auspicio è che la politica regionale riveda globalmente le proprie considerazioni in merito. Assistenza territoriale e ospedaliera non possono essere valutate separatamente, ma affrontate alla base e secondo considerazioni che tengano conto di tutti i fattori incidenti sulla funzionalità di una assistenza sanitaria pubblica”.





