Si chiude un capitolo importante per la Fondazione Comunitaria del Verbano Cusio Ossola. Il 2025 segna la fine del mandato di dieci anni di Maurizio De Paoli, che lascia la presidenza dopo aver guidato l’ente in un periodo di consolidamento, crescita patrimoniale e numerosi progetti a favore della comunità. In questa intervista, De Paoli traccia un bilancio dell’anno appena concluso e ripercorre i dieci anni della sua presidenza.
Cominciamo dall’anno che si sta concludendo, una nuova sede, finanze solide, come detto all’inaugurazione della nuova “casa”. Un breve quadro della situazione?
“L’acquisto della nuova sede non è solamente un fatto “logistico”: sta a segnalare che, a vent’anni dalla sua nascita, la Fondazione Comunitaria del Vco è ormai una presenza stabile, consolidata. Così come testimonia anche la crescita del patrimonio, passato dai 15 milioni del 2016 agli attuali circa 20 milioni. Ricordo che il patrimonio è per noi importante, perché è con le rendite della gestione patrimoniale che dobbiamo coprire le spese di funzionamento della struttura e ricavare risorse per intervenire a favore della comunità.”
Quali progetti più importanti portati a termine, o avviati?
“Tra quelli portati a termine, segnalo il progetto denominato Art+1, del quale siamo stati protagonisti insieme a Compagnia San Paolo, Fondazione Buon Lavoro e Fondazione De Agostini, e che ha intercettato oltre un centinaio di cosiddetti Neet (giovani che non studiano e non lavorano), offrendo loro corsi di formazione, tirocini e contratti di lavoro. Nei prossimi mesi questo progetto potrebbe avere un seguito grazie al Bando ZeroNeet di Fondazione Cariplo nel quale contiamo di essere ingaggiati.”
Com’è cresciuta la solidarietà attorno alla Fondazione, in termini non solo economici?
“Potrei rispondere che basterebbe venire nella nostra sede per verificare quanti rappresentanti di enti e associazioni vengono ad esporci i loro bisogni o i loro progetti per rendersi conto di quanto la comunità del Vco conti su di noi. Un altro dato, oggettivo, per misurare la fiducia nei confronti della Fondazione comunitaria è data dalla costituzione di nuovi Fondi, strumenti attraverso i quali singole persone, enti e associazioni intendono operare a favore del territorio. Solo quest’anno ne sono stati costituiti otto.”
L’acquisizione del Fondo Tami è un fatto isolato oppure segnala una crescita anche nelle aggregazioni che confermano la Fondazione come soggetto catalizzatore del Terzo Settore?
“Oltre alla Fondazione Tami, che ha deciso di costituire un Fondo presso la Fondazione Comunitaria, trasferendovi mezzo milione di euro (cui farà seguito all’inizio del 2026 un ulteriore trasferimento di 500 mila euro), anche la Fondazione Vita Vitalis (che si occupa degli anziani, con particolare attenzione per quelli affetti dal morbo di Alzheimer) ha di recente trasferito al suo Fondo presso la Fondazione circa 200 mila euro. Insomma cresce la consapevolezza che la Fondazione Comunitaria può essere uno strumento utile e un’opportunità operativa anche per altre Fondazioni.”
Tra i progetti di questi dieci anni, può indicarne può indicarne due o tre più strategici di altri?
“Al primo posto metto senza dubbio La Cura è di Casa, un progetto nato su impulso di Fondazione Cariplo con lo scopo di “prendersi cura” degli anziani fragili per aiutarli a continuare a vivere nelle loro abitazioni e al tempo stesso offrire loro occasioni di socializzazione (come i 16 “caffè degli anziani” attivi in provincia). Sono ormai centinaia gli anziani “presi in carico” dal progetto grazie all’impegno di 140 volontari e di una rete costituita da una ventina di enti e associazioni. Sul fronte delle giovani generazioni, invece, segnalerei la Fondazione dei Giovani giunta alla terza edizione e che finora ha coinvolto una quarantina di studenti delle scuole superiori e Prime Minister, la scuola di politica dedicata alle ragazze.”
Ci sono settori nei quali, più di altri, dovrebbe concentrarsi il prossimo Consiglio di amministrazione?
“In questi vent’anni la Fondazione ha vissuto tre momenti significativi. Il primo (presidenza Nobili e Zanetta) è stato quello in cui si sono gettate le solide fondamenta dell’edificio. Il secondo (presidenza Guarducci) è stato quello della vincita della sfida (raccogliere 5 milioni nel territorio) che ha portato all’autonomia della Fondazione. Gli ultimi dieci anni sono stati quelli del consolidamento e delle nuove progettazioni. Credo che la nuova sfida sia quella di trasformare la Fondazione da ente prevalentemente erogatore di contributi (1 milione e mezzo quelli deliberati quest’anno) a centro promotore di reti e progettazioni, perché questo territorio ha più che mai bisogno di sinergie in grado di moltiplicare le risorse progettuali e finanziarie.”
Con quale stato d’animo s’appresta a lasciare la presidenza al successore che sarà individuato dal prossimo Cda?
“Con un’immensa riconoscenza per i due Cda che mi hanno eletto presidente consentendomi di vivere per dieci anni un’esperienza straordinaria che mi ha segnato profondamente sul piano umano. Con una profonda gratitudine per Federica, Alessandra, Letizia e le altre collaboratrici con cui ho condiviso quest’avventura. Sono sicuro che proverò una profonda nostalgia per questi anni vissuti intensamente al servizio della nostra comunità, che spero di non avere deluso.”





