BuonGiro - 06 maggio 2024, 07:00

Il ciuffo sventola ad Oropa, Pogacar è in Rosa ma non paragoniamolo a Marco

Fora, cade ai -12km, si porta sotto e stacca tutti. Non accostiamolo a Pantani, ma quel che fa emoziona e accende il popolo del ciclismo

Il ciuffo sventola ad Oropa, Pogacar è in Rosa ma non paragoniamolo a Marco

Normalità. Che tanto normale al Giro d'Italia non è. Perché da quanto tempo non vedevamo un corridore che con questa semplicità in salita fa quello che vuole? Non vale dire Nibali, saremmo troppo di parte. Si può avvicinare forse il primo e il secondo Contador nel 2008 e nel 2015. Pogacar però è qualcosa di mai visto e tutto ciò che fa lo fa con una prassi, regolarità, abitudine che ci spiazza.

Buca, cade e attenzione, sbaglia, perché la ruota anteriore gli scappa perché ha voluto stare in sella e svoltando è finito per terra. Gli va anche di fortuna perché l'ammiraglia è subito lì pronta a dargli il cambio bici. Poi la squadra è forte, per carità  e lo riporta sotto.

Piccolo inciso. A 12 km dall'arrivo l'imprevisto allo sloveno, quasi come ad "emulare" il Pantani del 1999 al quale però la catena venne giù ai - 8.5 dall'ascesa al Santuario della Madonna di Oropa con la rimonta che è leggenda.  Un caso, giusto per gasare i più romantici perché a distanza di 25 anni è difficile paragonare i due fenomeni del ciclismo. Sono estremamente diversi e neanche il tempo di scalata degli ultimi 6.7 km può essere accostato (il Pirata comunque ci aveva messo 17 minuti e 04 secondi, Tadej 17.32) così come il fatto che in questa edizione si è corsa alla seconda tappa, nel 99 alla terza settimana. Una bella differenza a livello di freschezza. 

Detto ciò. Quando doveva partire Pogacar lo ha fatto ai - 4.5 km e solo O' Connor ha provato a stargli dietro, invano. E' entrato in versione Cannibale, si è preso la Rosa per la prima volta e ha dato 27 secondi ai rivali. Gli è sembrato tutto normale, a lui,  e probabilmente non è neanche così fresco fisicamente. Anche poco sorridente rispetto al solito. Mia impressione, nulla più.

Il meglio lo deve ancora far vedere, ma la condizione crescerà sulle strade che stanno continuando a sfornare tifo come non mai. Sembra questa l'edizione post Covid non quella del 2022 e neanche quella dell'anno scorso (non me ne voglia Roglic) . C'è quel qualcosa in più nell'aria della corsa Rosa. 

Oggi si rifiata con la bagarre dei velocisti con tra i favoriti Milan,  Merlier, Kooij e Jacobsen. Ci godremo i paesaggi in attesa dell'ultimo km. 

 E' un Giro che freme ancora per vedere all'opera il ciuffo ribelle fuori dal casco e soprattutto capire chi gli potrà tenere testa. Su, su, non vediamo l'ora.

 

IL COMMENTO TECNICO di Marco Rebagliati

3° Tappa, da Novara a Fossano. Una tappa pianeggiante di 166 km con appena 750 metri di dislivello. La prima occasione per i velocisti che sono in gruppo, mentre gli uomini di classifica potranno tirare il fiato dopo le prime due tappa di questo Giro dove sono stati subito "chiamati" allo scoperto.

Photo credits: Lapresse

 

 

 

Luciano Parodi

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